Home Cultura

Isaac Asimov, a 18 anni dalla morte: non solo science fiction

CONDIVIDI

Il 6 aprile 1992 moriva a New York, un uomo che ben simboleggiava lo spirito della “Grande Mela” . Come molti newyorkesi Isaac Asimov era arrivato bambino negli Stati Uniti. Le sue origini, a sua volta, erano un mix. I suoi genitori erano ebrei emigrati dalla Russia, da poco diventata patria della rivoluzione bolscevica, quando il piccolo Isaac aveva tre anni.

Grazie al sostegno e agli stimoli della sua famiglia, il giovane Asimov lesse e studiò tanto. In quegl’anni di formazione si crearono le basi per la sua multiforme produzione letteraria. Ampie letture prima di tutto. Le riviste di fantascienza si mescolarono con i gialli e i testi scientifici, le “sudate carte” della Columbia University dove ottenne la laurea nel 1939 e, nove anni dopo, il Ph.D. in biochimica.

Questo variegato retroterra spiega la successiva produzione dell’autore, non solo maestro di science fiction. Ricordare Asimov per le serie dedicate ai robot, alla Fondazione, all’Impero è facile. Autore prolifico non solo di romanzi, ma anche di racconti pubblicati da riviste del settore, contribuì alla popolarità del genere ed ebbe il merito di introdurre novità teoriche che sono entrate nel DNA della fantascienza e, in seguito, nell’immaginario collettivo attraverso il cinema.


Il grande schermo ha rielaborato le sue influenze dall’impero di Guerre stellari all’esperimento meno riuscito di I, Robot con Will Smith.

Non tutto però si gioca sul piano della finzione. Gli interrogativi e le soluzioni elaborati da Asimov nei suoi testi di fantascienza anticiparono questioni e paure legate al progresso tecnologico che, fin dal passato più lontano, hanno diviso l’umanità tra la speranza di un futuro migliore e il timore di essere schiacciati dalla modernità. Nodi incarnati, ad esempio, dai conflitti e dalla ammirazione suscitata dai robot positronici e dalle tre leggi della robotica delineate da Asimov.

La sua carriera nella science fiction non può essere slegata dalla sua formazione scientifica messa in campo anche nella sua attività di divulgatore. Quando la sua carriera prese definitivamente slancio, alla fine degli anni Cinquanta, Asimov non ebbe più il tempo di insegnare. Ma se la sua attività in università finì, si spalancò lo spazio per presentare a un pubblico di curiosi e studenti materie complesse come la biologia e la chimica, l’astronomia e la fisica.

A questo mosaico mancano altre tessere, ne citiamo una per tutte che piacerà agli appassionati del giallo. Asimov si è cimentato anche con il mistery con le storie del Club dei vedovi neri. Questo piccolo gruppo di acuti osservatori si trasforma all’occasione in una squadra di investigatori dilettanti. A mio parere, questa non è la produzione migliore di Asimov, lontana da quella genialità e da quel calore che invece anima tante storie di robot.

Le accuse di scrivere in modo piatto e di delineare poco la psicologia dei personaggi sono severe, ma lo accomunano a un’altra scrittrice e maestra di genere che Asimov lesse da ragazzo: Agatha Christie. Anche se Asimov si è affermato come scrittore, la sua formazione scientifica ha fortemente influito sul suo stile. Come nella scienza, anche nella finzione la chiarezza resta una meta fondamentale che poco può concedere a lunghe descrizioni e a volte anche alla psicologia (non a caso una delle poche scienze che Asimov non ha affrontato). Forse questo dato biografico può costituire un’attenuante a queste critiche.

La creatività resta comunque nei suoi mondi futuristici, ma sempre animati da logica e razionalità. La sua passione rimane nell’attività di educatore, come nel suo impegno per la difesa dell’ambiente e per questioni di rilevanza politica. Negli ultimi anni della sua vita si occupò di temi come il buco dell’ozono e il global warming, senza però rinnegare la sua valutazione positiva dell’uso civile dell’energia nucleare.

Poco conosciuta è la sua vocazione liberal, dalla sua adesione al programma del New Deal di Roosevelt fino all’opposizione alla guerra in Vietnam espressa negli anni Sessanta. Difficile sintetizzare una personalità simile, usando le sue parole si può dire che forse l’insegnamento più importante è quello di ammettere che la conoscenza può creare problemi, ma che l’ignoranza non è il mezzo per risolverli.

L. Denaro