Home Cultura

La gioventù moderna: alla ricerca di una nuova “prova di iniziazione” per l’età adulta

CONDIVIDI

I ragazzi di oggi crescono in un mondo che mette loro a disposizione tutto ciò che desiderano, lasciando le vecchie sfide giornaliere della caccia e della sopravvivenza al  mito di culture antiche o lontane. In un mondo così strutturato si potrebbe pensare che i ragazzi debbano crescere nel migliore dei modi, senza avere problemi di alcun genere. Eppure nelle nostre società occidentali la realtà a cui assistiamo è ben diversa.

Non è difficile leggere su un qualsiasi quotidiano di delinquenza giovanile, di abusi di alcool da parte di minori, di sette sataniche, di “santoni” che con musica o parole attirano a sé un numero sempre maggiore di ragazzi sperduti, di suicidi o omicidi. Il quadro che ci viene mostrato è alquanto allarmante. I giovani, infatti, risultano sperduti, senza una valida guida che li possa indirizzare verso la loro età adulta. Si sa che nell’adolescenza si rompono le regole imposte dai propri genitori, si va contro tutto e si cerca di scoprire il proprio ruolo in questo mondo.

Questa scoperta avviene attraverso tutto quello che è stato dato al ragazzo durante l’infanzia, la possibilità di vedere una figura di riferimento forte, una famiglia stabile che sostiene (sostiene e non trascura dando colpa agli altri di tutto quello che il proprio membro adolescente può fare). Il vivere in una società che ha messo tra i bisogni primari futilità come cellulare, televisione e computer, costringe a vivere sempre più velocemente e al di sopra della propria maturità. Ormai si pretende che un ragazzo si comporti da “uomo” da un momento all’altro della propria esistenza, la famosa maggiore età. Il diciottesimo anno di vita, che dovrebbe sancire quel punto di passaggio, in realtà non è veramente sentito, non si cambia da un giorno all’altro e un 17enne non è più maturo di un 18enne; eppure a quest’ultimo vengono chieste responsabilità a cui non è mai stato preparato, un esempio eclatante è la vita politica.

L’educazione politica nella nostra società è quasi sparita, ai ragazzi non si può mai parlare di politica per non “traviarli” da quello che è il pensiero familiare. Del resto le famiglie non parlano più di politica se non esprimendo pareri tipo “Son tutti ladroni” o “Perché votare, tanto il mio voto non cambia nulla”, ma al 18esimo anno di vita, si chiede ad una persona che non ha quasi mai sentito parlare di politica, di temi sociali, di programmi politici e di vita economico – sociale, di prendersi l’impegno di portare avanti una democrazia di cui conosce a stento la storia. Chi vota lo farà per conoscenza, per simpatia, per bellezza, per interesse, ma pochi voteranno con l’idea di quello che fanno.

Forse bisognerebbe far sentire ai giovani l’abbandono di un età infantile, fatta di giochi e spensieratezza, per entrare a far parte del mondo adulto con tutte le sue regole, obblighi e privilegi. Non una semplice data su un calendario, ma un rito, un’iniziazione.

Alessandro Frau