Lettere dall’aldilà: Katerina scrive per Alessandro

CONDIVIDI

Un’altra lettera, appesa sul portone di casa e che ha determinato la rivolta del quartiere  dove abita Katerhina Mathas, madre del piccolo Alessandro, ucciso nel lussuoso residence di Nervi, ancora non è dato sapere da chi.

Proprio Katerina era stata inizialmente incarcerata perchè sospettata di essere lei l’assassina; rilasciata pochi giorni fa resta comunque indagata per omicidio, assieme al suo compagno Gian Antonio Rasero, di professione Broker, rimasto in carcere perchè, a quanto pare, su di lui i sospetti sembrano essere molto più concreti.

E’ la seconda lettera che scrive Katerina, ma questa volta non vuole essere lei a esprimersi. Scrive per mano di suo figlio, quello che secondo gli inquirenti potrebbe aver ucciso; nel documento scritto virtualmente dal bambino che a 8 mesi è stato seviziato e ucciso si possono leggere frasi ad effetto, seppur discretamente confuse.  Alessandro scrive che la gente deve perdonare sua mamma,  che tanti dicono che è cattiva , ma che è comunque l’unica che “potrà salvarmi”. E ancora :

Se mi avete preso a cuore e volete essere protetti da me quando sarò in cielo, datele (datemi) una seconda possibilità… datele la possibilità di concentrare tutte le sue energie per fare giustizia. Quando volerò via e giustizia sarà fatta, allora potrete giudicare e valutare se mamma è brava o se mamma è cattiva

E’ la mano di Katerina a scrivere, ma impersonificandosi nel suo bambino che non c’è più. Forse solo un modo per chiedere un po’ di pace, forsemal contrario, una via per reperire quell’attenzione come mamma, che fino ad ora le è stata data solo come presunta assassina.

Il quartiere genovese in cui abita però non ci sta e la polemica è scoppiata nel giro di poche ore, anche perchè probabilmente il fatto che la lettera fosse affissa al portone di casa starebbe ad indicare la volontà della madre di “comunicare qualcosa” ai suoi vicini.

“Datele ancora tempo – scrive ancora Alessandro per mano di sua madre –  e prego i miei ‘migliori amicì giornalisti di avere pazienza, di imparare a non dire bugie, per non intralciare le indagini che servono a farmi vivere in cielo, in pace. Tutto il male che mi hanno fatto in quella notte lei lo sentirà tutti i giorni per tutta la vita, fino a quando, forse un giorno, tornerà da me. Era lei la mia culla…. Grazie ancora di tutto e quando giustizia sarà, dimenticatevi pure di mamma, non di me”

Testi che a prima vista potrebbero addirittura sembrare deliranti, stupiscono invece, ad un’analisi nemmeno troppo approfondita, per la capacità di Katerina di  scrivere e di pensare come se fosse veramente lei un bambino, indipendentemente che questo sia il “suo” Alessandro o meno. La concezione del “cielo” che si evince dalle parole e, allo stesso modo quella del “volerò via” appaiono quanto mai verosimili se scritte da un bimbo, anche se magari un po’ più grande di 8 mesi. Questo il probabile risultato di una “fusione” tra mente adulta e mente “che vuole essere bambina”; un risultato che sicuramente colpisce, nel bene e nel male.

A.S.