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“Lost”: alle radici del successo il ribaltamento del mito di Robinson

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Uno dei grandi motivi per spiegare l’irrefrenabile successo della serie televisiva “LOST” va identificato con l’ambientazione scelta e le sue caratteristiche innovative.  L’isola sperduta, lontana da ogni rotta commerciale, dimenticata dal progresso e dalla civiltà rappresenta una delle attrattive più forti per l’uomo contemporaneo che cerca in ogni modo di evadere dalla propria realtà quotidiana. L’ignoto, il mistero, lo sconosciuto di cui non si ha alcuna coordinata cognitiva, attira tante fasce di telespettatori anche molto svariate fra loro.

Una serie che riporta alle menti la figura del naufrago Robinson Crusoe di Daniel Defoe già utilizzato a lungo  in ambito cinematografico-televisivo. In Robinson il rapporto con l’isola si tinge di continui rapporti d’amore. Robinson è il naufrago settecentesco che viene dal mondo occidentale. Pronto dunque a dominare e ad esportare la sua presunta superiorità nelle zone selvagge del mondo. Robinson soggioga l’isola al suo volere, né sfrutta ogni singolo elemento, soprattutto la rende un dominio e feudo personale. Così come farà con Venerdì, l’autoctono.

Gli sceneggiatori di Lost, che sicuramente ben conoscevano questo mito letterario, attuano un capovolgimento totale nel rapporto naufraghi-isola. Quest’ultima si veste di vestiti scuri, tenebrosi. Diventa un elemento ostile che non collabora, non si fa dominare e anzi ricopre un ruolo di padrona di ogni suo piccolo anfratto. Gli autoctoni sono suoi figli e possiedono le stesse peculiarità maligne. Sono autonomi e non hanno bisogno dell’uomo occidentale. Anzi è quest’ultimo a doversi preoccupare per essere sconfinato in un territorio in cui non è più il signore incontrastato.

I suoi ospiti esterni imparano presto a diffidare da ciò che li circonda. La temono, la rispettano, la pregano quasi. L’isola si trasforma in una sorta di  divinità che non deve essere troppo stuzzicata perché potrebbe decidere di eliminare e cancellare coloro che le recano fastidio (così come fece l’uomo occidentale fino a qualche tempo fa).

Ecco la vera protagonista di LOST: l’isola stessa. Per la sua imprevedibilità e la sua natura ribelle e anticonformista. Tutti gli avvenimenti decisivi hanno a che fare con essa che  gestisce gli avvenimenti come una sala di controllo centrale. Un comando che liscia e pettina i capelli delle parche in attesa di stabilire il destino degli attori.Un meccanismo oliato perfettamente che è destinato a rimanere negli albori della televisione proprio per la grande capacità degli autori di ribaltare un mito ben noto. Una grande opera di maestria intuitiva, pienamente attuata nelle puntate di ogni annata.

Alessandro Frau