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Washington Post: Preti pedofili come lo scandalo Watergate

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Papa Benedetto XVI Joseph Ratzinger

La mattinata è iniziata decisamente con il piede sbagliato sul fronte pedofilia. Infatti il Washington Post, famoso quotidiano americano, ha usato parole dure per descrivere l’alto grado di violenze subite nelle diocesi con i preti a fare da protagonisti.

La questione è stata alzata invitando innanzitutto il Papa Benedetto XVI Joseph Ratzinger ad una conversione, a differenza della volontà di qualche indignato espressa negli ultimi giorni che voleva le dimissioni da parte del pontefice.

Inoltre il Washington Post ha paragonato questo genere di casi alla situazione scatenata dallo scandalo Watergate nel 1972 che ha visto le dimissioni niente meno di Richard Nixon per impeachment.

Il Papa è stato poi ripreso anche da un altro autorevole quotidiano statunitense, il New York Times, accusato di insabbiare casi di pedofilia per salvaguardare se stesso, il Vaticano, e i vertici dell’ex Sant’Ufficio.

Motivo di questa accusa è soprattutto il problema derivante da Joseph Palanivel Jeyapaul, prete che aveva prestato servizio temporaneamente nella diocesi di Crookston, nel Minnesota, nel centro-nord degli Stati Uniti, segnalato per avere stuprato una 16enne nella suddetta diocesi nel 2004.

Dal 2005 Jeyapaul si è trasferito in India, a Udhagamandalam nel distretto del Nilgiris nello Stato del Tamil Nadu a sud-est della penisola indiana. Nella diocesi del paese ha preso in mano diverse scuole cattoliche, fatto che ha mosso non poche polemiche.

Arulappan Amalraj, vescovo a capo della diocesi di Udhagamandalam, ha difeso il prete americano sostenendo la carenza di prove a suo carico e che nel periodo di degenza nelle scuole della diocesi ha svolto il suo lavoro senza creare problemi di sorta.

Amalraj era stato incaricato dalla Congregazione per la dottrina della fede di sorvegliare il prete, monitorando il suo lavoro quotidiano.

Jeff Anderson, avvocato della 16enne stuprata, in simbiosi con i due quotidiani americani, aveva al tempo dell’istanza di processo tacciato il vescovo Victor Balke stanziato nel Minnesota e il Vaticano di coprire la vicenda per non danneggiare la loro reputazione.

Gli Stati Uniti stanno ancora tentando di ottenere l’estradizione di Jeyapaul dall’India per poterlo processare, avendo avuto poi risposta negativa dall’India, che sostiene che lo Stato non ha mosso nessuna accusa contro il prete, e dallo stesso, che si rifiuta di prender parte al processo perché non colpevole dei suddetti crimini.

Jeyapaul, negli anni di stanziamento nella diocesi di Crookston era anche stato accusato di aver violentato una altra ragazzina della stessa età della prima, accuse però non confermate dalle autorità.

Victor Balke quindi aveva comunicato la notizia a William Levada, capo della Congregazione per la dottrina della fede, nel 2006, ma era stato detto che Jeyapaul non sarebbe stato un rischio per la comunità indiana e sarebbe rimasto nella diocesi di Udhagamalndalam.

di Andrea Bandolin