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I monologhi a tavola di Hitler: ammirazione per i Papi del Rinascimento, per gli italiani (solo quelli del Nord) e Mussolini

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«Il più modesto palazzo di Firenze o di Roma vale più che tutto il Castello di Windsor. Se gli inglesi distruggeranno qualcosa a Firenze o a Roma, commetteranno un delitto. A Mosca, non sarebbe un gran male e, disgraziatamente, neppure a Berlino». Queste le parole espresse da Adolf Hitler in una delle tante serate in cui gli ospiti si intrattenevano a casa del Fuhrer. Erano dei lunghi monologhi densi di retorica che Hitler amava elargire ai suoi seguaci.

Questi scritti sono molto interessanti per capire la psicologia e il carattere del dittatore tedesco. Furono registrati e trascritti grazie all’opera del suo segretario personale Martin Bormann. Egli voleva evitare che le “pillole di saggezza” del suo capo, a cui era devotissimo, andassero perdute. Anche se pronunciate in situazioni non ufficiali e affidate a interlocutori comuni.

Oggi la raccolta più completa di quegli scritti esce in Italia con il titolo Conversazioni a tavola di Hitler edito dalla LEG a Gorizia.Le tematiche toccate da Hitler comprendono tantissimi argomenti, espressi con diversissimi stili e temi. Per Mussolini ad esempio ha giudizi lusinghieri: «Ho una profonda amicizia per quest’uomo straordinario», confida ancora nel gennaio del ’42. «Il Duce ha delle difficoltà perché il suo esercito parteggia per il re, perché l’internazionale dei preti ha la sua sede a Roma, e perché lo Stato, contrariamente al popolo, è fascista solo a metà». Ammira l’Italia e anche gli italiani, ma solo quelli del Nord: «Il tipo italiano ripugnante non si trova che nel Sud, e neppure dappertutto. Quel tipo l’abbiamo anche noi… Se paragono i due tipi, quello di questi italiani degenerati e il nostro, mi è molto difficile dire quale dei due sia il più antipatico».

Forti sono anche le accuse verso il Vaticano e il cristianesimo: «il Cristo era un Ariano e San Paolo si è servito della sua dottrina per mobilitare la feccia e organizzare un pre-bolscevismo. Questa intrusione nel mondo segna la fine di un lungo regno, quello del luminoso genio greco-latino». Salvo poi dire che «con i papi del Rinascimento avrei potuto intendermi… un papa, quand’anche criminale, che protegge grandi artisti e diffonde la bellezza intorno a lui, mi è sempre più simpatico del ministro protestante che si abbevera alla fonte avvelenata».

Ancora meno simpatia ha per il matrimonio: «E’ una fortuna che non mi sia sposato. Per me il matrimonio sarebbe stato un disastro… Il lato brutto del matrimonio è che vengono a crearsi dei diritti. Allora è molto meglio avere un’amante. Il fardello è meno gravoso, e tutto si pone sul piano del dono». Due invitate fanno la faccia scura, il Fuhrer lo nota e chiarisce: «Questo, beninteso, riguarda soltanto gli uomini superiori!».

Un libro molto interessante per indagare la natura del pensiero di Adolf Hitler al di fuori della mera dottrina politica.

Alessandro Frau