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Intercettazioni in stand by: la maggioranza apre all’opposizione

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E’ tempo di riforme e di prove tecniche di collaborazione. A due settimane dalle elezioni regionali che hanno consegnato alla coalizione di centrodestra la conferma del “gradimento” popolare, la maggioranza tenta la via dell’apertura e della condivisione a partire dal ddl sulle intercettazioni. Il testo, approvato alla Camera lo scorso giugno, doveva essere discusso oggi in commissione Giustizia del Senato, ma ha subito un momentaneo “stop” legato alla volontà – manifestata dal presidente della commissione, l’avvocato Filippo Berselli del Pdl – di aprire un tavolo di confronto con l’opposizione. Risultato: il testo, per il quale sono stati presentati 361 emendamenti (143 del Pd, 115 dell’ Idv, 41 dell’Udc e 17 del Pdl) verrà esaminato dalla commissione parlamenmtare alle 12 di martedì prossimo.

“Questa è la prima delle riforme messe in cantiere dal centrodestra – ha spiegato Filippo Berselli – e sarà l’occasione sulla quale tastare il polso dell’opposizione. E’ qui che si comincerà a misurare la buona volontà dei rami più responsabili della minoranza, Pd e Udc. In ufficio di presidenza avremo un tavolo di confronto tra maggioranza e opposizione. Se si presenteranno con spirito costruttivo – ha aggiunto il presidente della commisssione Giustizia del Senato – non ci saranno problemi a rimettersi al lavoro sul testo. Ciò potrebbe portare a un testo modificato dalla maggioranza, ma con dentro anche alcune modifiche proposte dall’opposizione”.

Un atteggiamento smaccatamente disponibile attraverso il quale, secondo i maliziosi, la maggioranza starebbe tentando di spianare la strada a un altro provvedimento importante come quello del legittimo impedimento. Il testo sta per essere esaminato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale a breve dovrebbe comunicare il proprio giudizio sulla legge “ad governum”. L’apertura al dialogo manifestata dalla maggioranza in materia di intercettazioni potrebbe rappresentare la pretattica vincente per dimostrare al capo dello Stato la volontà di inaugurare una fase costruttiva di condivisione con l’opposizione e potrebbe, di conseguenza, indurre lo stesso Napolitano a pronunciarsi con indulgenza sul legittimo impedimento.

Ipotesi forse troppo macchinose, ma che rendono bene il senso della “fine strategia” che sottende a ogni manovra politica, confermando l’idea di un potere che sempre più spesso si perde in calcoli interessati, trascurando di affrontare per tempo i problemi del Paese reale.

Maria Saporito