Pd, ancora coesione a rischio. Chiamparino: serve riflessione

CONDIVIDI

Chiuse urne e  festività pasquali, in casa Pd si apre una nuova, ennesima, fase d’analisi. Col partito uscito malconcio dalla recente tornata elettorale e sempre meno coeso, a dettare l’agenda della nuova sinistra, quotidianamente, s’ergono vecchi e nuovi protagonisti dell’opposizione italiana. Più vecchi, che nuovi.

Da registrare, intanto, la sicura nascita della componente Veltroniana, coagualatasi in una fondazione – com’è d’uso oggigiorno – che, malgrado i tentativi di “sabotaggio interno”, prenderà le mosse giorno 20 Aprile, a nome “Democratica“. E la cui presidenza, com’è ovvio, è già stata reclamata dall’ex sindaco di Roma.

In area D’Alemiana, si regista una significativa attività tellurica dovuta al terremoto-Vendola, tanto da incrinare – dicono – i rapporti tra l’ex ministro degli Esteri e i suoi – cosiddetti – lothar. A partire da Latorre, vecchio fedelissimo del Lider Massimo e dato per neo-vendoliano. E mentre per Enrico Letta le colpe dei figli (Bersani) sono da attribuire ai padri (Veltroni e Franceschini), i due predecessori non mollano la presa e tirano la volata ai detrattori del segretario, una marea che comincia a montare piano ma inesorabilmente, e che spira dalle parti della terza anima del partito: gli ex Popolari ai quali è andato per niente giù il boccone imposto alle regionali con la candidatura di Emma Bonino.

Nell’intenzione di difendere Bersani si fanno largo, oggi, Zingaretti e Chiamaprino. Secondo il primo, il centrosinistra non avrebbe un’identità “dai tempi dell’Euro”. Ragion per cui sarà necessario partire da zero “o quasi” non potendosi imputare al segretario in carica, e da troppo poco, la flessione elettroale del Pd.
Per il sindaco di Torino invece, intervenuto stamane a Mattino 5, il Partito Democratico “ha sicuramente bisogno di una riflessione per capire cosa l’aspetta nel futuro”.

Chiamparino invita alla calma: “Non serve a nulla aprire la caccia al segretario”, serve “fare quadrato”. Continua: “Alla sinistra di governo in altri paesi non va meglio. Si è perso il rapporto col territorio. Bisogna lavorare in squadra per la costruzione di un profilo alternativo al centrodestra partendo dal programma”.
Intanto, a proposito di Torino, nei corridoi di partito cominciano a farsi i nomi dei papabili candidati alla guida della città della Mole, prossima a un cambio in municipio con le comunali dell’anno prossimo. “Non ho in testa nomi – sottolinea l’attuale sindaco, non candidabile per un ulteriore mandato – e se li avessi non li farei certo ora. Ho invece abbastanza chiaro – continua – il percorso da fare per arrivare alla sua individuazione, che passa dalle primarie e mette insieme le forze del centrosinistra e tutte quelle espressioni sociali, economiche e culturali che vi fanno riferimento”.
La parola chiave del momento politico è “riforme“. La sfida, nel centrosinistra, è riuscire a sedersi al tavolo col Governo, e con una voce univoca.

Vincenzo Marino