Riparte lo studio sulla pillola antiobesità

Sono state riavviate le ricerche internazionali, a guida italiana, sul Rimonabant, il farmaco che riduceva il peso, ma che è stato  ritirato dal mercato nel 2008, dal momento che comportava  ansia e depressione. Nuovi farmaci anti-grasso simili alla molecola ritirata, infatti, risulterebbero efficaci anche senza agire sul cervello.

Così succede nei topi, come dimostra lo studio coordinato da Umberto Pagotto, endocrinologo dell’università di Bologna e pubblicato sull’ultimo numero della rivista scientifica ‘Cell metabolism’.
Per Pagotto il risultato è importante, dal momento che senza azione sul cervello  si elimina  il problema degli effetti collaterali sulla psiche.

 Si tratta quindi di usare farmaci che non vi penetrino, come quelli recentemente sviluppati e gia’ testati con successo sugli animali.

 Se si dimostrano validi anche sull’uomo il gioco e’ fatto.

Dopo il ritiro, un mese fa, anche dell’altro importante principio attivo in campo contro l’obesita’, la sibutramina, la novita’ risulta ancora piu’ interessante.

Pagotto insieme ad un team di medici italiani ha simulato l’azione anti-grasso di farmaci simili al rimonabant su una popolazione di circa 180 topi, dividendoli in 4 gruppi: uno ha continuato a seguire una dieta magra, come gruppo di controllo, gli altri tre una dieta super-calorica.
Di questi, il gruppo che non ha virtualmente assunto alcun farmaco ha aumentato del 30% il grasso corporeo, mentre gli altri due, sia quello che simulava l’assunzione di farmaci ad azione anche cerebrale sia quello che simulava l’assunzione esclusivamente periferica, hanno mantenuto il peso iniziale, senza scostarsi da quelli a dieta magra, nonchè livelli più contenuti di colesterolo (-27%), glicemia (-28%) e trigliceridi (-50%).

 Da qui la dimostrazione che l’efficacia delle molecole anti-grasso non e’ solo legata all’azione encefalica, ma puo’ manifestarsi anche a livello periferico, interagendo con le terminazioni nervose del tessuto adiposo, del fegato e dei muscoli.
Si parla di simulazione perche’ gli scienziati non hanno fatto ricorso a farmaci, ma a topini geneticamente modificati, appositamente generati nei laboratori di Bordeaux da Giovanni Marsicano e di Magonza da Beat Lutz, e studiati presso il Centro di ricerca biomedica applicata del policlinico Sant’Orsola di Bologna, presso la cui Unità operativa di endocrinologia lavorano Pagotto e altri studiosi.
L’intuizione alla base dello studio è stata quella di utilizzare topini concepiti in partenza per non possedere alcuni recettori.

 Cosi’ si e’ visto che i roditori che non li avevano in testa rimanevano magri quanto quelli che ne erano privi sia in testa sia nel resto del corpo, mentre quelli che li avevano ovunque ingrassavano vistosamente.
I ricercatori hanno anche non solo localizzato le zone del corpo su cui agiscono i medicinali, ma anche spiegato il meccanismo di azione.

Wanda Cherubini