Home Spettacolo Cinema

Ascanio Celestini, i matti e le pecore nere

CONDIVIDI

Dal palcoscenico teatrale Ascanio Celestini ha deciso di mettersi dietro la macchina da presa per poter portare sul rande schermo la trasposizione del suo spettacolo di successo “La pecora nera”.

Dopo aver raccolto grandi applausi nelle sue esibizioni dal vivo, Celestini ha deciso di portare il suo messaggio sotto un’altra forma, rendendolo più realistico attraverso la finzione cinematografica e i vari escamotage.

Nella pecora nera Ascanio Celestini tratta della pazzia e dei manicomi, di quanto questi due elementi siano stati ghettizzati nel corso degli anni, come taboo e contrari della “normalità”.

Dopo la fiction Rai che ha raccontato le vicende del medico Basaglia grazie al quale sono stati chiusi i manicomi, si torna a parlare di un tema scottante e tristemente attuale.

Celestini parla di manicomi , di matti e di tutto ciò che concerne questa condizione con una disarmante naturalezza e normalità che mette di fronte lo spettatore a situazioni che spesso preferiamo non guardare.

Il film è stato girato nell’ospedale psichiatrico di Santa Maria della Pietà, a Roma e quindi è proprio la Capitale il luogo delle vicende di cui si narra nell’arco temporale che va dal 1975 al 2005.

La storia del film è la  ricostruzione delle vicende di Alberto Paolini, un paziente che ha vissuto per 45 anni dentro un manicomio e ha raccontato tanto della sua esperienza e di Adriano Pallotta che è stato infermiere ma che  sullo schermo diventa degente, come per dire che la differenza tra le due condizioni è molto sottile in realtà.

Nella Pecora nera, che  quasi sicuramente parteciperà alla prossima Mostra di Venezia (ed è prodotto da Madeleine srl con Raicinema e Bim e con il finanziamento ministeriale), recitano Luisa De Santis nel ruolo di una suora, Barbara Valmorin, la nonna del bambino internato, Maya Sansa, la ragazza che da piccola aveva condiviso la stessa sorte.

Dall’inizio delle riprese,  precisamente il 15 marzo, Celestini tiene un diario che  già sta prendendo le sembianze di uno dei suoi testi acclamatissimi dal pubblico teatrale.

Francesca Ceccarelli