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Kirghizistan: opposizione al governo dopo scontri violenti

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A causa dei violentissimi scontri che hanno scosso il paese, mercoledì il presidente Kurmanbek Bakiev è fuggito dalla capitale Kirghiza Bishkek e si è rifugiato nel sud del paese.

I politici dell’opposizione hanno fatto sapere tramite la televisione di stato, il cui edificio era stato appena conquistato dai manifestanti, di aver ottenuto il controllo del governo.

Gli scontri, durati un intero giorno, hanno causato oltre quaranta morti e quattrocento feriti.

La polizia, impegnata nel tentativo di arginare i manifestanti infuriati, ha sparato proiettili veri sulla folla generando prima il panico, e poi una rabbia inferocita e incontrollabile. Testimoni hanno parlato di poliziotti che si muovevano senza alcuna direttiva e di manifestanti che strappavano le armi dalle loro mani.

Da stamattina la maggior parte degli edifici governativi di Bishkek è ormai occupata dalle forze dell’opposizione che hanno chiesto a gran voce le dimissioni del presidente, che in quel momento sembra fosse già fuggito verso il sud del paese.

Questo governo di transizione vedrà come presidente temporaneo Roza Otunbayeva,  una militante del Partito Social Democratico, ex ministro degli esteri durante il governo di Askar Akayev, che mercoledì sera ha così commentato la notizia in un messaggio trasmesso in diretta TV:” Il potere è ora nelle mani del governo del popolo”.

Nel corso del suo mandato il presidente Bakiev ha più volte modificato la costituzione del paese per aumentare il proprio potere e ha chiuso molti giornali non graditi.
Le proteste della popolazione – che nel 2007 accusava il presidente di corruzione e di non aver mantenuto le promesse fatte durante la campagna elettorale del 2005 – sono state represse duramente e la rielezione nel 2008 sembra essere frutto di gravi brogli elettorali.

La tensione è salita ulteriormente dopo che gli ufficiali americani dell’amministrazione Obama hanno offerto concessioni ed elogi al dittatore, riconosciuto come tale dal governo USA, con lo scopo di mantenere operativa la base militare Manas, usata per inviare truppe in Afghanistan.

Il governo russo aveva offerto numerosi aiuti al presidente dell’ex repubblica sovietica e secondo il governo americano lo scopo sarebbe stato quello di portare alla chiusura della base militare statunitense, in modo da ridurre l’influenza americana nel paese.

Quando il governo USA ha accettato di pagare un affitto molto più caro per l’utilizzo della base aerea, il presidente kirghizo, dopo aver minacciato la chiusura totale di Manas, è ritornato sui suoi passi, ottenendo anche una lettera di lode dallo stesso Barak Obama.

Secondo quanto riportato dal maggiore Bill Speaks, un portavoce del Centro di Comando americano, i voli della base di Manas sono stati sospesi a causa della sommossa che ha sconvolto il paese e ora l’esercito USA sta valutando altre rotte per portare in Afghanistan truppe e mezzi.

Sebastiano Destri

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