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Lavoro: disoccupazione in aumento anche nel 2011 secondo Cgil

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Non usa mezzi termini il segretario della Cgil Guglielmo Epifani per descrivere l’attuale situazione economica del Paese e le ripercussioni presenti e future della crisi sui lavoratori e le lavoratrici.
“Il 2010 ha detto, intervenendo al congresso fondativo del Filctem (chimici e tessili) a Pescara – sarà un anno pesantissimo per l’occupazione, il 2011 pure“.
Epifani ha poi espresso la sua preoccupazione per “il riprendere dei giochi finanziari che sono stati all’origine della crisi”.
Critiche anche al Governo, che “ha fatto poco e poteva fare di più”, e all’Unione Europea “che sta dando il peggio di sè, come dimostra la vicenda del deficit della Grecia“.

“Il quadro generale richiede un pò più di politica, – ha concluso il leader della Cgil – un pò più di idea Paese, un pò più di progetto: durante la crisi bisogna fare cose che ci mettano in condizione di uscirne con meno danni. Non possimo essere l’unico Paese al mondo in cui si riducono gli investimenti, l’attenzione e le risorse per la ricerca e l’innovazione, la capacità di governare la politica delle infrastrutture”.
I lavoratori e le lavoratrici al centro della crisi, però, necessitano evidentemente anche di un sindacato all’altezza delle sfide poste da uno scenario occupazionale che si prospetta sempre più cupo. Saprà la Cgil assolvere questo compito?

Risposte importanti arriveranno sicuramente in occasione dell’assise del 16° Congresso del più importante sindacato confederale, che aprirà i battenti il prossimo 5 maggio a Rimini.
Sia i freddi indicatori economici di osservatori nazionali e internazionali sia le tante storie delle vertenze portate avanti da centinaia di migliaia di uomini e donne per salvaguardare il proprio lavoro e la propria dignità, dimostrano come tutte le strade tentate dalla Cgil, ad oggi il soggetto sociale con la più ampia capacità di mobilitazione, seguendo il principio della concertazione, con i padroni e con il Governo, e degli scioperi generali “soft” siano drammaticamente fallite.

Anche perché, ed Epifani dovrebbe saperlo, “il riprendere dei giochi finanziari che sono stati all’origine della crisi” e il conseguente acuirsi delle differenze sociali è inevitabile a fronte di un sistema malato che tenta di autoconservare se stesso e i propri profitti, anche grazie all’atteggiamento di chi non vuole abbandonare i porti sicuri della concertazione per affrontare la sfida di pensare ad un diverso sistema economico e di sviluppo.

Mattia Nesti