Legittimo impedimento: cosa c’è nel silenzio del Pd?

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Il giorno dopo l’approvazione da parte del presidente della Repubblica del “legittimo impedimento”, impazzano le analisi e si accendono le polemiche tra quanti tendono a riscontare nel “disco verde” di Napolitano il principio di una deriva ormai irrecuperabile (tesa a sbugiardare l’articolo 1 della Costituzione) e quanti, invece, applaudono al gesto del presidente, rintracciando in esso la manifestazione di un interesse superiore, rivolto alla tutela della governabilità del Paese.

Partiamo dai fatti: Giorgio Napolitano ha detto sì allo scudo processuale che permetterà a Berlusconi e alla squadra dei suoi ministri di disertare le aule dei tribunali nei prossimi 18 mesi. Secondo la prassi, il capo dello Sato ha esaminato il provvedimento giunto sulla sua scrivania, ne ha confrontato i contenuti con i principi della giurisprudenza italiana, ricavandone un giudizio sostanzialmente positivo. Non avendo cioè riscontrato anomalie costituzionali nel testo preso in esame, ha infine deciso di firmarlo, certificandone la sua “benedizione”.

Una decisione che non poteva lasciare indifferenti, data la indiscutibile portata politica della stessa, e che invece – eccezione fatta per i “soliti urlatori” dell’Idv  e gli ormai “esclusi” del Pdci – ha raggiunto la serata di ieri (la firma è stata posta intorno alle 17) senza intercettare alcun commento da parte dell’opposizione. Che la promulgazione del provvedimento da parte di Napolitano possa essere stata sottovalutata dal Pd, è un’ipotesi da scartare. Sottostimare la “pericolosità” di una legge che permette al presidente del Consiglio, pressato da rognosi problemi giudiziari, di firmare da sè la “giustificazione” per “pigiare” le aule presiedute dai giudici, è un’ipotesi che si preferisce abbandonare da subito, per non rischiare di licenziare gli esponenri della cosidetta opposizione come una “cricca” di sprovveduti.

Ma nel silenzio rumoroso del Pd si percepisce qualcosa di ancora più preoccupante, ovvero l’incapacità di modulare una risposta univoca e severa a una (quasi) legge che, comunque la si voglia pensare, autorizza una parte infinitesimale della popolazione italiana (il premier e i suoi ministri) a “congelare” il proprio diritto-dovere di essere giudicati. Una discriminazione bastevole, a nostro avviso, a suscitare inviperite reazioni e che, invece, (lo ribadiamo) si è schiantata contro il “muro di gomma” edificato dal centrosinistra, incapace non solo di agire, ma anche di indignarsi. E persino di far finta di indignarsi.

Se di anomalia italiana si deve parlare, si eviti a questo punto di circoscrivere il problema all’ “ascesa” (verso il Colle e forse non solo) di Silvio Berlusconi e si inizi a comprendere che il silenzio sbattutto in faccia a una moltitudine di potenziali elettori ormai spazientiti e vessati, finirà per sustentare una definitiva disaffezione verso la politica piccola e vigliacca. Che sceglie di non parlare.

Maria Saporito