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Palladio conquista New York

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Nel tempio della cultura classica a New York, ovvero il Pierpont Morgan Library, è stata inaugurata una mostra dedicata all’architetto italiano, intitolata “Palladio and His Legacy: A Transatlantic Journey” (Palladio e la sua eredità: un viaggio attraverso l’Atlantico). La mostra è stata promossa dal Royal Institute of British Architects di Londra in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza.

Erano circa trent’anni che gli Stati Uniti non rendevano omaggio a ad Andrea Palladio, l’illustre architetto e scenografo del Rinascimento, nonostante New York sia intrisa di omaggi architettonici all’artista. Non c’è luogo migliore del Morgan – dagli spazi ingranditi e rinnovati recentemente da Renzo Piano nel 2006 – è la casa dove Pierpont Morgan raccolse  una collezione di rarità e opere d’arte italiane del Rinascimento.

Dopo le tappe europee di Vicenza, Londra, Barcellona e Madrid, l’esposizione dedicata all’architetto veneto è arrivata In Usa dove toccherà anche le città di Milwaukee, Pittsburg e Washington. In mostra fino al 1° agosto 2010 saranno 31 disegni autografi, 14 libri originali e 20 modellini che testimoniano come si è sviluppato il palladianesimo americano e britannico.

Presenti alla prestigiosa inaugurazione, la presidente del RIBA, la baronessa inglese Tessa Blackstone e Amalia Sartori, presidente del CISA. Fra il pubblico, l’assessore Paolo Pellizzari in rappresentanza della Provincia di Vicenza, il consigliere culturale dell’Ambasciata italiana a Washington, il vicentino Massimo Ambrosetti e diversi concittadini; tra questi, anche il vicepresidente della Fondazione Cariverona, Ambrogio Dalla Rovere.

Tra gli ospiti lo storico dell’arte James Ackerman, il direttore per l’architettura del Moma Museum di New York Barry Bergdoll, finanzieri di Wall Street e rappresentanti dell’high class inglese.

“La versione americana di questa mostra, ha spiegato Irena Murray, co-curatrice dell’esposizione, ricostruisce per tappe il codice genetico dell’architettura americana che, proprio in Andrea Palladio, ritrova le sue origini”.

“Mentre la versione europea della mostra lo scorso anno raccontava la vita di Palladio – ha commentato Guido Beltramini, direttore di CISAl’edizione americana è in sintonia con la predilezione anglosassone per il disegno, per i primi momenti della creazione dell’arte, per l’istante magico in cui l’idea esce dalla mente dell’artista per fissarsi su un foglio di carta; i 31 disegni di Palladio sono infatti stati selezionati per consentire di vederlo “al lavoro” come se fossimo con lui a bottega”.


Claudia Fiume