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Pioggia e miseria a Rio de Janeiro

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La povertà e l’assenza di piani razionali per l’edilizia pubblica, soprattutto nelle aree di montagna, sono state le due cause della morte di 145 persone, nelle giornate di pioggia nei sobborghi di Rio de Janerio.

Da lunedì, infatti, la più nota città del Brasile è stata tempestata da una pioggia imprevista. In una sola giornata si è abbattuta una quantità d’acqua programmata per l’intero mese di aprile e le previsioni stimano un peggioramento per il fine settimana. Bisogna tornare indietro di quarant’anni per trovare un precedente nella storia meteorologica del paese, per durata e intensità.

Questo dato avrebbe potuto semplicemente stupire, in realtà è stato l’innesco che ha fatto scattare il dramma. Chiesto lo stato d’emergenza per fronteggiare i soccorsi per i tremila senza tetto e sgombrare, molto probabilmente con la forza, 1500 famiglie e circa 150 mila persone nelle due favelas di Rochina e Pleasure Hill perchè non si ripeta la sorte toccata a Niteroi, il sobborgo più colpito con 53 morti e 45 abitazioni crollate per le frane e i 200 smottamenti seguiti. Questa condizione fa presagire una nuova conta dei morti, per il numero di circa 200 dispersi e soprattutto perchè si scava – morti otto pompieri durante le operazioni di salvataggio – ma non ci si aspetta di trovare sotto il fango dei sopravvissuti.

Tutte le attività sono sospese, dai negozi alle scuole con una metropolitana e tutte le strade della città allagate. Significativo l’invito del sindaco di Rio de Janeiro, Sergio Cabral, a non lasciare le abitazioni sicure, se non strettamente necessario o di mettersi in salvo.

Il Presidente, Ignazio Lula Da Silva, ha invocato un intervento divino per porre fine alle piogge, imposto un minuto di silenzio, ma soprattutto ha disposto l’intervento dell’esercito per fronteggiare una situazione che al momento non prevede margini di miglioramento.

di Fabiana Glassi