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Putin nega il revisionismo su Katyn: una lezione per l’Europa

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Putin a Katyn

La storia ha tempi lunghi, ma spesso arriva a mete considerate impensabili. Per mezzo secolo i sovietici negarono le loro responsabilità sull’eccidio commesso a Katyn nel 1940. La seconda guerra mondiale era già scoppiata nell’Europa occidentale, l’URSS ne restò fuori per poco grazie anche al tempo e al terreno guadagnato con il patto stretto tra Hitler e Stalin.

La Polonia fu divisa tra le due potenze, ma questo Paese pagò un altro tributo, questa volta di sangue. 22.000 militari polacchi furono uccisi dall’Armata Rossa nella foresta di Katyn.

In questo modo furono eliminati molti ufficiali, uomini preparati ossia la classe dirigente di allora o della Polonia del futuro.

Ieri Vladimir Putin e Donald Tusk si sono ritrovati per commemorare insieme le vittime di uno dei periodi più duri e cruenti nella storia europea. Nel 1990 Gorbaciov aveva fatto il primo passo, dopo decenni di silenzio da parte di Mosca che aveva sempre negato il suo ruolo nell’evento facendo ricadere la colpa dell’accaduto sui nazisti.

Dal canto loro i polacchi non avevano dimenticato Katyn e avevano continuato a raccogliere testimonianze e prove su ciò che era accaduto nei boschi di Katyn e che si era concluso tragicamente nelle fosse comuni: Stalin era considerato da molti come il principale responsabile.

Sentite lo “zar di ghiaccio” Putin pronunciare nette parole di condanna sull’episodio lascia due speranze. La prima, quella più immediata, è che i rapporti tradizionalmente difficili tra Russia e Polonia migliorino.

La seconda, più generale, riguarda il commento rilasciato da Putin: “Per questi crimini non possono esistere giustificazioni”. Nella storia recente l’Europa ha conosciuto di nuovo le fosse comuni, quelle causate dalla guerra (in)civile nella ex Jugoslavia. Ancora oggi c’è chi si sottrae alla condanna, gettando la responsabilità su altri. Magari aiutato dalle “geniali” considerazioni di chi imputa Srebenica alla presunta incapacità di soldati gay presenti nel contingente olandese, come detto dal generale americano Sheenan (per fortuna ora in pensione)

Restano aperti anche “conti” più lontani con la storia, su tutti quello del genocidio armeno che le autorità turche continuano a non voler affrontare.

Non solo, la legge turca punisce chi riapre questa pagina del passato. Al governo di Ankara potrà essere utile guardare le immagini televisive della celebrazione tenuta a Katyn, una lezione per l’Europa. Vale sempre il proverbio “meglio tardi che mai”.

L. Denaro