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Sanitopoli: concluso il riesame del caso di Sandro Frisullo

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Sandro Frisullo, ex vicepresidente della giunta regionale pugliese, era stato arrestato il 17 marzo scorso e condotto in carcere secondo quanto disposto dalla magistratura barese in merito alle indagini sulla gestione della sanità in Puglia. I reati contestati nell’ordinanza emessa dal gip Sergio Di Paola sono associazione per delinquere finalizzata a commettere un numero indeterminato di reati contro la Pubblica amministrazione e contro la fede pubblica e turbativa d’asta. Il primo reato fa riferimento all’attività svolta dalla Asl di Lecce, in particolare nella gestione delle gare e delle trattative per l’acquisto di attrezzature sanitarie e strumentari chirurgici e per l’affidamento dei servizi da espletare nell’ambito delle relative strutture sanitarie.

Sembra che Frisullo ricevesse mensilmente da Tarantini ( noto imprenditore barese ) uno “stipendio” mensile di 12000 euro, costosi capi d’abbigliamento, buoni sconto e alcune prestazioni sessuali da note prostitute, per aver fatto vincere a Tarantini e all’imprenditore barese Domenico Marzocca (indagato a piede libero) appalti per un milione di euro per la fornitura di materiale sanitario da parte delle società di Tarantini; e per quattro milioni di euro per la «gestione dinamica dei documenti cartacei e cartelle cliniche» banditi dalla Asl di Lecce e aggiudicati a Tarantini e alla società «Prodeo spa» di Marzocca.

Ieri c’è stato il riesame del caso. E’ durata 8 ore l’udienza di Sandro Frisullo dinanzi ai giudici del Riesame per la richiesta di scarcerazione avanzata dai legali difensori. Per ottenere l’annullamento del provvedimento cautelare, hanno fatto ricorso al Riesame anche gli altri indagati coinvolti: Vincenzo Valente, ex direttore amministrativo della Asl di Lecce, Roberto Andrioli, il funzionario dell’area gestione della stessa Asl, ed il primario di neurochirurgia del “Vito Fazzi” di Lecce, Antonio Montinaro.

L’accusa ha depositato alla corte un fascicolo di più e più pagine contenente intercettazioni e controlli incorciati tra le telefonate in cui Frisullo e Gianpaolo Tarantini si davano appuntamento e prelievi bancari dello stesso Tarantini. La difesa di Frisullo ha anch’essa depositato una memoria di 60 pagine in cui si sottolinea l’inattendibilità delle dichiarazioni di “Gianpi” e la mancanza di prove patrimoniali sulle tangenti che Tarantini dice di aver pagato a Frisullo.

Federica Di Matteo