Alberto Stasi, l’innocente di ghiaccio

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Martedì sera, o martedì notte, vista la tarda ora in cui la puntata di Matrix ha visto la sua conclusione, Alberto Stasi, unico indagato, ad oggi, per quel che ormai per tutti è il delitto di Garlasco, ha dialogato per più di due ore con Alessio Vinci.

Il conduttore della trasmissione di approfondimento in onda in seconda serata su Canale 5 ha “tenuto testa”, se così si può dire, ad un ragazzo che tutto è sembrato tranne che essere uno che ha subìto per due anni una condanna mediatica assoluta, uno che è stato in carcere, uno accusato e indagato per aver assassinato la sua ragazza.

Il compito dell’ex-CNN non è stato per niente semplice. E’ presumibile che Vinci abbia dovuto dare fondo a tutta la sua esperienza per stare al passo con Alberto, il quale  sembrava avere le risposte prima ancora che gli facessero le domande. “Si erano preparati prima” si potrebbe pensare; certo potrebbe anche essere, ma a parte il fatto che la cosa risulta altamente improbabile per come l’intervista si è sviluppata, Stasi ha stupìto, e molto per l’incredibile freddezza, intesa non in senso di “distacco”, bensì come sicurezza nel controbattere ad ogni domanda, anche quelle scomode, o quelle che avrebbero dovuto destare emotività nel giovane.

A nulla sono serviti alcuni forse anche involontari piccoli “tranelli” di Vinci, nella mente di Stasi, tutto era chiaro, tutto sembra essere stato sempre completamente privo di ombre.

Una padronanza di concetti giuridici, sociali e psicologici degni, assolutamente degni di un laureato, sì, ma un laureato in Legge, in Sociologia ed in Psicologia.

Stasi si è, per tutta la puntata, costantemente proclamato innocente, come il tribunale di primo grado tra l’altro ha ampiamente riconosciuto, ma la sua preoccupazione maggiore era dettata dal fatto che “ciò che è successo a lui non succedesse più a nessuno”. Spiega, tiranneggiando concetti nemmeno troppo semplici di psicologia, che essere accusati di aver ammazzato qualcuno è bruttissimo, ma ancora peggio è essere accusati di aver ucciso una persona alla quale si vuole bene, che si ama. L’incredibile della vicenda è che spiega tutto ciò parlando di sè stesso, di Chiara, di tutto quello che è successo in questi ultimi due anni, come se stesse raccontando una vicenda riguardante altri,  a volte parla addirittura in terza persona di sè stesso.

Certo ha avuto molto tempo per prepararsi, per apprendere tutto ciò che poteva servirgli ad essere scagionato e, come lui stesso altrettanto scientificamente ha dichiarato, il dimostrare la sua innocenza è stata (quasi) la sua unica ragione di vita per tutto questo tempo.

Descrive situazioni mentali che potrebbero portare una persona anche al suicidio con una precisione e contestualmente una pacatezza quasi disumane. Difficilmente infatti un uomo, pur con la coscienza assolutamente linda, riuscirebbe a non far trasparire emozioni dovendo entrare in certe delicatissime aree della mente umana.

Quando glielo chiedono, quando gli fanno presente che in pratica non lo si è mai visto piangere se non i primi giorni dopo l’omicidio e che non ha mai parlato in pubblico, Alberto risponde con una sorta di “chi se ne frega” (tradotto molto alla buona) di parlare in pubblico. “non ho mai voluto pubblicizzarmi o sponsorizzarmi” ha detto.  Stasi non si confida con gli sconosciuti, le sue paure, le sue ansie, i suoi dubbi li conoscono solo i suoi migliori amici, i suoi genitori, la gente a cui lui vuol bene e che ricambia questo sentimento.

Ha parlato ora, dopo essere stato procalamato innocente, da un giudice, Stefano Vitielli, che ha smontato con circa 150 pagine le certezze portate dalle tesi dell’accusa. Ha parlato di lui, ha parlato di Chiara, ha risposto a tono al “capo” dei RIS quando ha spiegato che è stata la scienza ad essere determinante nell’indagine, ma che  la suddetta non sarebbe stata usata abbastanza a fondo e che in un processo d’appello potrebbero venire fuori altri indizi che riaprirebbero la “pista Stasi”.

Su questo Alberto, si è “limitato” ( non è però sembrato per niente un limite) a commentare che la scienza è uno strumento e che va utilizzata all’interno di un quadro (accusatorio o difensivo), e che non si può usare solo la suddetta scienza per risolvere i casi. Ha infine chiesto un riavvicinamento alla famiglia Poggi, con la quale aveva, prima della tragedia, un ottimo seppur discreto rapporto. Alberto Stasi ha fatto tutto questo senza mai avere un ripensamento nemmeno verbale. Non si è “incartato” una sola volta, comportamento difficile da tenere anche per un esperto dell”Accademia della Crusca”. In sostanza l’impressione dell’uomo di ghiaccio è confermata a pieno titolo, ma cambia, del tutto, il quadro di riferimento che qualcuno gli aveva dipinto addosso.

Se in questi anni la sua imperturbabile freddezza è stata scambiata, tradotta come, distacco assoluto da tutto, e come “arma” per non far trapelare davanti ai giudici e all’opinione pubblica la sua colpevolezza, dalla puntata di Matrix di Martedì sera, 6-4-2010, è uscito un Alberto Stasi all’apparenza invincibile, certo della sua innocenza, attualmente confermata da un tribunale,  che ha saputo anche in trasmissione ribadire attraverso dettagli tecnici per niente trascurabili. Chi ha avuto occasione di seguire la puntata ha sicuramente imparato qualcosa, in un senso o nell’altro.

A.S.

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