L’accordo tra Italia e Libia viola i diritti dice il Vaticano

L'arcivescovo Agostino Marchetto

Monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti, ha tacciato Libia e soprattutto l’Italia di essere colpevole di violazione dei diritti umani.

La questione riguarda il patto stipulato tra i due Stati che attesta che emigranti che vengano catturati via mare e che abbiano come destinazione la nostra penisola, debbano essere subito dirottati alle prigioni di detenzione libiche.

Ora, la preoccupazione di Marchetto riguarda soprattutto la violazione della Dichiarazione sui Diritti Umani stipulata nel 1948, che include al suo interno anche la permissione alla migrazione, documento per altro presente in altra forma nella dottrina sociale della Chiesa.

Aggiunge poi Marchetto che la scelta di stipulare questo patto viene da decisioni partite dalla non completa abnegazione alla risoluzione del problema immigrati. In parole semplici, la volontà del Governo italiano di scaricare barile sulla Libia per non dover avere a che fare con queste situazioni.

Inoltre i diritti umani verrebbero violati anch’essi dalla Libia, di cui Gheddafi ne è leader, dove sono presenti penitenziari alquanto degradanti che potrebbero sottoporre l’emigrato, qui la paura di Marchetto, a maltrattamenti ed a condizioni igieniche pessime oltre che ad una possibile pena di morte prevista nel codice civile libico.

Il patto stipulato permette quindi alla Guardia Costiera italiana di istanza nel Mediterraneo di dirottare eventuali imbarcazioni, considerate a rischio, in terra libica. Questa legge però, secondo l’arcivescovo, non tutela anzi punisce anche persone vulnerabili come rifugiati che devono assolutamente poter approdare in terra italiana.

Altra questione riguarda l’approdo nella Nazione: infatti molti Paesi europei trattano l’immigrazione via mare come clandestina, mentre alcuni civili che sono immigrati via terra sono etichettati come rifugiati.

Interviene anche padre Giovanni la Manna, presidente dell’associazione per gli immigrati in Italia Centro Astalli, additando il Governo italiano di poca coerenza, evidenziando l’operato che ha fatto diminuire l’affluenza nella penisola dal Corno d’Africa, a discapito però dei diritti offerti agli immigrati negando loro lo sbarco.

Aggiunge poi che la copertura a livello marittimo previene di poco l’arrivo di stranieri illegalmente, perché il Governo tende a concentrare tutti i suoi sforzi su quella parte che reputa pericolosa, non vedendo l’arrivo da diverse zone e luoghi dislocate sull’intero territorio; per esempio arrivi di senegalesi al porto di Patrasso e a quello di Napoli e i continui rumeni con passaporto falso che giungono facilmente sulla pensiola.

Leoluca Orlando, portavoce dell’Italia dei Valori, conclude questa diatriba mostrando dispiacere verso l’operato di Silvio Berlusconi, accusandolo di violare i diritti umani per tenersi caro un partner economico come Gheddafi.

di Andrea Bandolin