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Lampade a basso consumo: mantenere le distanze

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Ormai illuminano le case di tutti perché il risparmio generato dal loro uso è alquanto rilevante. Ma attenzione perché le lampade a risparmio energetico possono provocare infiammazioni.

E’ l’Ufficio federale della sanità pubblica svizzera a lanciare l’avvertimento, in seguito ad uno studio condotto dalla “It’Is Foundation” (Foundation for Research on Information Technologies in Society) di Zurigo. Bisognerebbe mantenere una distanza di almeno 30 centimetri dalle lampade a risparmio energetic, soprattutto se rimangono accese per un lungo tempo. Le più pericolose sono, quindi, proprio le lampade da scrivania e quelle da comodino che restano accese più a lungo e hanno una distanza più ravvicinata alla persona.

Il metodo di misura usato per l’indagine si è basato su un manichno e una simulazione al computer e ha rilevato i valori delle correnti elettriche generate nel corpo umano dai campi elettromagnetici emessi dalle lampade a basso consumo. Tali valori, rilevati ad una distanza di 30 centimetri sono inferiori al 10 per cento dei valori limite fissati dall’International Commission for Nonionizing Radiation Protection e riconosciuti a livello internazionale. Ma se diminuisce la distanza, i valori crescono in maniera rilevante fino al superamento dei limiti stabiliti.

Le conseguenze provocate sono infiammazioni dei nervi e dei muscoli.

Vi sono poi alcuni casi in cui le lampade a risparmio energetico con tubo fluorescente lasciano filtrare una piccola quantità di raggi ultravioletti con la possibile formazione di eritemi cutanei se si prolunga l’esposizione e diminuisce la distanza.

Pertanto l’avvertimento è chiaro: mantenersi ad una distanza di almeno 30 centimetri dalle lampade a risparmio energetico per non avere effetti negativi.

Caterina Cariello