Israele diserta il summit. Scacco a Obama.

Ufficializzata l’assenza di Benjamin Netanyahu, al vertice sulla non proliferazione nucleare di lunedì prossimo a Washington.

L’incontro voluto da Obama dovrebbe servire la causa dell’opportunità di limitare il possesso dell’atomica ai paesi che già le possiedono e l’ambiguità d’Israele, paese non ufficialmente appartenente al club dell’atomica, ma in realtà in possesso di circa 200 testate, avrebbe esposto il paese a un chiarimento sulla sua reale situazione.

In questa direzione, come diffuso da rumor, Turchia ed Egitto avrebbero potuto chiedere al Premier israeliano d’aderire al Trattato di non proliferazione, mettendo Israele nella posizione imbarazzante di rifiutare o d’accettare, sottoponendosi così alle ispezioni Aiea. Il rifiuto, infatti, di firmare il Trattato negli anni ’70, ha chiuso le porte del reattore di Dimona, agli ispettori dell’Agenzia dell’Onu.

La diserzione di Netanyahu è stata limitata all’invio del Vicepremier e Ministro dell’Intelligence e dell’Energia atomica, Dan Meridor; ma la bruciante sconfitta del lavoro diplomatico di Obama, impegnato ad assicurare a Netanyahu la non inclusione in agenda dell’atomica israeliana, pesa su un summit finalizzato a fare il punto della situazione sul tema.

Le preoccupazioni di Obama saranno oggetto delle discussioni. La riduzioni degli arsenali dei paesi ufficialmente in possesso dell’atomica e la limitazione alla diffusione per evitare che paesi poco stabili possano svilupparla esponendo tutti al rischio che terroristi possano impossessarsi di un’arma di questa portata, saranno i temi del summit.

Più della crucialità del tema, hanno pesato gli screzi politici degli ultimi giorni. Il Premier israeliano, infatti, ha con questo gesto, espresso il suo disappunto per le posizioni di condanna dell’Onu sui continui blocchi imposti a Gaza, considerati volti a “infliggere sofferenze umane inaccettabili”. Disappunto anche per i nuovi piani edili di sviluppo di Gerusalemme est.

La posizione statunitense, storicamente è stata di appoggio fino alla condiscendenza con Israele, ma con Obama questo corso non potrà procedere fluidamente.