La polizia interviene. Scontri in Thailandia.

L’ordine di reprimere le proteste, alla fine è stato eseguito.

Questa mattina circa 4.000 camicie rosse si erano radunate, nel centro di Bangkok, vicino alla sede dell’Onu nel paese e i poliziotti in assetto antisommossa, hanno iniziato a disperdere i manifestanti per poi sparare con proiettili di gomma. Anche se molti riportano feriti d’arma da fuoco, come un reporter freelance. I manifestanti hanno risposto con bastoni, ma anche con bottiglie molotov. Il bilancio è di 130 feriti di cui 22 poliziotti. Un intervento era considerato improbabile perchè si succedevano le testimonianze della non ingerenza della polizia durante le manifestazioni, anche le meno pacifiche. Ieri, ad esempio, sotto lo sguardo della polizia senza che questa intervenisse, migliaia di persone hanno occupato le adiacenze del palazzo di Thaicom, emittente televisiva chiusa dal Governo perchè a sostegno dell’ex premier Thaksin Shinawatra.

Oggi, invece, i sospetti di un cambiamento si erano intuiti per due misure straordinarie, la chiusura di quattro stazioni della metropolitana adiacenti al luogo degli scontri e l’oscuramento, per la seconda volta, del “Canale del popolo”, ufficialmente per l’incitamento alla rivolta e ai disordini. Le trasmissioni sono state appena riattivate, dopo negoziati fra i leader della manifestazione e la polizia.

Le manifestazioni, tuttavia, non cessano e si estendono nelle altre zone del paese. Oggi, la protesta è arrivata a Chiang Mai, citta’ natale di Shinawatra, e Khon Kaen. Manifestanti sono entrati nelle sedi dei palazzi governativi della provincia,

A Chiang Mai la manifestazione dei ‘rossi’ e’ stata supportata dai militari, i quali non sono intervenuti.

Fermi nel richiedere le dimissioni del premier Abhisit Vejjajiva, i manifestanti stanno supportando in tutti i modi l’ex premier, Thaksin Shinawatra, nel suo esilio.

di Fabiana Galassi