Afghanistan: arrestati tre operatori di Emergency

Sono stati arrestati ieri tre operatori di Emergency attivi nella struttura di Lashkar-gah, nel sud dell’Afghanistan. L’accusa per loro (e per altre 6 persone del luogo) è di aver favorito la detenzione nei magazzini dell’ ospedaliera in cui lavoravano di cinture esplosive, granate e pistole. Minuzioni che, secondo le forze di sicurezza afgane, sarebbero state nascoste per organizzare un complotto teso a uccidere il governatore della provincia di Helmand.

Cauta finora la posizione ostentata dalla Farnesina a difesa dei tre operatori (un medico, un infermiere e un tecnico) arrestati. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in contatto con il fondatore di Emergency Gino Strada, ma anche con l’ambasciata italiana a Kabul e con le autorità locali, ha infatti ricordato che i tre fermati “lavoravano in una struttura umanitaria non riconducibile nè direttamente nè indirettamente alle attività finanziate dalla Cooperazione italiana”.

Una presa di posizione “pilatesca”, che ha provocato la reazione dello stesso Gino Strada che, in un’intervista a “La Stampa”, ha affermato: “Il governo non faccia giri di parole per tirarsi fuori. E’ vero che non siamo finanziati direttamente dalla Cooperazione, ma abbiamo la conformità del ministero degli Esteri. La Farnesina riconosce il nostro progetto e lo avalla. Siamo Emergency – ha precisato Strada – non ci siamo improvvisati dieci minuti fa”.

L’incidente di Lashkar-gah – dove ha sede il presidio gestito da Emergency che dal 2004, con il suo centro chirurgico, si prende cura di tutte le vittime di guerra – rappresenta, secondo l’analisi del fondatore della Ong un ennesimo atto intimidatorio teso a favorire lo smantellamento di una struttura umanitaria diventata intollerabile per molti. ” Quello che è successo – ha spiegato Strada – è solo una intimidazione contro Emergency. L’ennesimo attacco che subiamo. La nostra neutralità dà fastidio a troppi”.

Abbiamo denunciato più volte il clima in Afghanistan – ha continuato il fondatore della Ong – dalle operazioni militari che colpiscono in modo indiscriminato i civili, allo strapotere e alle connivenze delle autorità locali, spesso composte da narcotrafficanti che non tollerano il lavoro di Emergency, coperte e protette dagli eserciti occidentali. Noi siamo conosciuti da dieci anni in Afghanistan. Queste accuse contro di noi – ha scandito il medico chirurgo – sono ridicole“.

L’insofferenza palesata dalla polizia afgana, intenta a organzizzare continui posti blocchi che rendono faticoso l’accesso dei feriti all’ospedale, rappresenterebbe, secondo Strada, la conferma della volontà nazionale di inviare un esplicito messaggio a Emergency. “Ce l’ho ovviamente – ha continuato il fondatore della Ong – con quel governo sostenuto pure dall’Italia. Ma pure con le forze militari occidentali dell’Isaf che hanno partecipato a questa manovra contro di noi. Mi sembra chiaro che stanno tutti cooperando per mandarci via. Vogliono che ce ne andiamo. Vogliono che Emergency si levi di mezzo”.

L’ultima “strigliata è rivolta all’Italia. “Il governo italiano in Afghanistan – ha notato il medico – conta come il due di picche quando la briscola è fiori. L’Italia dovrebbe proteggere attivamente i suoi concittadini anche se sono all’estero impegnati in missione umanitarie. Non mi sembra che per ora stia spingendo sull’acceleratore. Mi aspetto un sussulto di dignità nazionale che non vedo ancora”.

Maria Saporito