Roma: donna deceduta per parto il chirurgo si difende

In una lunga intervista al quotidiano “Il Messaggero”, il chirurgo protagonista della vicenda, che ha visto la morte sospetta di una donna di 34 anni, nella clinica romana Villa Pia, si difende.

L’antefatto è stato un parto finito male lo scorso 8 aprile, Tiziana da alla luce due gemelli, ma non ce la fa. Il marito della donna sporge denuncia ai carabinieri, interviene anche il ministro della Salute Fazio, che invia gli ispettori del Ministero e dispone accertamenti “per verificare l’appropiatezza delle procedure effettuate e la corretta gestione dell’emergenza”.

Si interessa della vicenda anche la neoeletta presidente di regione Renata Polverini, che si dispiace di non essere potuta intervenire, direttamente poiché ancora non insediata. “È inaccettabile che a Roma si muoia di parto” afferma.

La donna dalla clinica Villa Pia fu trasportata all’Ospedale S. Camillo, a causa di gravi complicazioni, aveva infatti ricevuto l’asportazione dell’utero.

“In medicina esiste sempre l’imponderabile, il limite diagnostico”, dichiara il medico responsabile dottor Carlo Natoli, ginecologo della clinica.

“Non c’è stato errore medico, ma si è creata una situazione drammatica nello stesso intervento operatorio. Dopo il taglio cesareo è stato necessario procedere all’isterectomia” perché “è venuta alla luce una patologia imprevedibile e diagnosticabile solo con l’apertura addominale”, spiega Natoli.

Le indagini sono in corso ed i periti accerteranno se c’è stata negligenza o meno. Molti si sono occupati dell’accaduto, un altro episodio che pone al centro dell‘attenzione di media e politici il corpo delle donne.

La triste vicenda di Tiziana accade proprio in corrispondenza dell’uragano Ru486, che ha portato alla ribalta il tema femminile, sopra il quale scorrono fiumi di parole spesso inutili, fatte di pensieri populisti in cerca di facili consensi e giudizi superficiali.

Ci si augura che la vicenda di questa donna, non sia motivo di strumentalizzazione politica e giornalistica, e che domani il suo nome verrà dimenticato, lasciando che le parole si pronuncino solo nelle aule giudiziarie.

Giulia Di Trinca