Il discorso di Parma riaccende la miccia tra il Colle e Palazzo Chigi

Doveva essere un periodo di serena coabitazione quello attuale, caratterizzato dall’urgenza di approvare riforme in grado di far ripartire il Paese. E invece i rapporti tra il Quirinale e Palazzo Chigi sembrano tornare di nuovo tesi e riproporre antichi malumori e storiche distanze. Da una parte il premier Silvio Berlusconi, sempre più intenzionato a spingere sull’accelleratore delle riforme che considera prioritarie: giustizia e istituzioni; dall’altra il Capo dello Stato che, invece, sottolinea l’urgenza di procedere sulla via del federalismo per uscire dal cul de sac economico che ostacola la ripresa del Paese.

Prospettive e priorità differenti, insomma, rese ancora più evidenti dalle ultime “bordate” sparate dal presidente del Consiglio a Parma al cospetto della platea degli industriali. In quell’occasione, infatti, il Cavalaiere non ha lesinato commenti piccati verso le istituzioni, palesando una certa insofferenza non solo nei confronti della solita magistratura e della Corte Costituzionale (inclini a intromettersi in maniera sgradita al premier nelle sue “faccende personali”), ma anche nei confronti del Parlamento e della Presidenza della Repubblica che spesso – ha denunciato Berlusconi – si ferma a a “controllare anche gli aggettivi” dei provvedimenti proposti dal governo, inciampando in un “burocratese” tedioso e pedante.

Napolitano non ha affatto gradito gli appunti fatti dal premier e ha per questo sollavato la cornetta per chiedere conto delle sue intemperanze verbali al solito Gianni Letta. Il quale si è dovuto prodigare in scuse e puntualizzazioni, nel tentativo di spegnere le montanti e insidiose polemiche tra i due presidenti.  Un risultato non perfettamente centrato, dal momento che il capo dello Stato ha deciso di non sciogliere (per il momento) nessun riserbo sulla volontà di soprassedere sulle inopportune esternazioni di Berlusconi e ha, piuttosto, ostentato un atteggiamento di grande prudenza, votato all’attendismo.

Dal canto suo il presidente del Consiglio, in partenza per una tre giorni in America, ha manifestato grande stupore per l’indignazione di Napolitano. “Non ce l’avevo col presidente – ha subito precisato ai suoi – dire che il suo staff va a guardare anche gli aggettivi non è mica uno scandalo, è così e lo vado ripetendo da tempo. Ponevo un problema più generale, della burocrazia che spesso ostacola il cittadino come pure il governo. E talvolta l’atteggiamento del Colle è stato burocratico. Ma io – ha concluso Berlusconi – non ce l’ho con lui, anzi, voglio provare a ricostruire un corretto rapporto istituzionale“.

Maria Saporito