Medici Emergency: per Cnn hanno confessato

La brutta storia che ha coinvolto tre operatori italiani di Emergency nel sud dell’Afghanistan rischia di acquistare contorni sempre più preoccupanti. Dopo le dichiarazioni rese ieri da Gino Strada  – che, a proposito dell’arresto dei tre italiani, ha parlato di atto intimidatorio nei confronti di un’organizzazione che da anni si occupa delle vittime di guerra e denuncia le “storture” del governo retto da Karzai e le responsabilità delle forze dell’Isaf – arrivano infatti inquietanti aggiornamenti dalla Cnn.

Secondo la Tv statunitense tutte le nove persone fermate ieri nell’ospedale di Lashkar-Gah, fra cui i tre operatori italiani, avrebbero confessato la loro partecipazione a un complotto ordito per uccidere il governatore della provincia afghana di Helmand, Gulab Mangal. Non solo: le autorità afghane accuserebbero i tre italiani di aver anche assassinato l’interprete del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo, Adjmal Nashkbandi, durante le operazioni di rilascio avvenute nel marzo del 2007. Un’accusa pesantissima che allungherebbe delle ombre indelebili sulla credibilità dei tre volontari impegnati nell’assistenza sanitaria (e non solo) della popolazione afgana provata dai continui conflitti.

Le concitate informazioni giunte nelle ultime ore hanno messo in allarme anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini: “Quelle contro i tre italiani – ha detto ieri ai microfoni di Sky Tg24 – sono accuse gravi, la polizia e gli investigatori stanno lavorando. Noi vogliamo la verità. Prego veramente da italiano che non ci sia nessun italiano che abbia direttamente o indirettamente compiuto atti di questo genere. Lo prego davvero di tutto cuore, perchè – ha continuato il ministro – sarebbe una vergogna per l’ Italia“.

E sulle peasnti accuse mosse ieri dal fondatore di Emergency, Frattini ha detto: “Io non ho la minima idea di chi possa aver messo armi pericolose nell’ospedale in Afghanistan; a differenza di Gino Strada non azzardo ipotesi, non faccio battute politiche nei confronti dell’Isaf come ha fatto lui. Noi lavoriamo lì per portare la pace non certamente per portare la guerra, lui parla sempre di guerra, noi ci preoccupiamo dei tre connazionali, poi le sue dichiarazioni – ha concluso Frattini – stanno a lui”.

Maria Saporito