Omar al-Bashir gran favorito in Sudan

Omar Hasan Ahmad al-Bashir

Un ventennale di guerre civili in Sudan, nello specifico ha visto il Darfur come epicentro, hanno avuto i riflettori quale epopea militare di maggior spessore nel 20° secolo.

Da oggi sono aperti i seggi per votare a livello presidenziale, ma anche regionale e per rinnovo del Parlamento, chi sarà la guida di questo paese in rinascita, ascesa lenta ma costante.

Omar Hasan Ahmad al-Bashir, attuale presidente del Sudan e capo del Partito del Congresso Nazionale, era salito al potere nel 1989 guidando le truppe come colonnello sudanese che avevano combattuto per il colpo di stato che portò poi alla detronizzazione di Sadiq al-Mahdi.

Oggi al-Bashir è il favorito incontrastato, anche perché i suoi diretti rivali hanno mostrato la rassegnazione delle loro candidature per scatenarsi poi in accuse riguardanti brogli elettorali.

Si presenta quindi una vittoria facile per il presidente sudanese, anche se c’è da dire che per i problemi annessi ai continui disagi nella regione del Darfur, ad ovest della Nazione, è stato mostrato un mandato di cattura dal Tribunale penale internazionale. L’accusa: crimini di guerra, ma la pena non è ancora stata attuata.

La situazione ora nel Sudan è molto particolare visto anche il distaccamento post guerra civile della parte meridionale dello Stato, fra le altre cose avrà una votazione a parte, sta vedendo al vertice nei favoriti al ruolo per la presidenza Silva Kiir.

Il Sudan del Sud potrebbe avere l’indipendenza proprio l’anno prossimo e muovere lo stato delle cose ad un miglioramento soprattutto per quanto riguarda la democrazia dello Stato.

Infatti oggi sono chiamati alle urne 16000 votanti e oltre a quelli, Kiir dimostra la sua convinzione sulla democrazia con una nota di novità nella sua vita e cioè la sua prima votazione da quando, nel 2004, era stato stipulato un accordo che sanciva la fine della Seconda Guerra Civile Sudanese con conseguente parziale autonomia del Sudan meridionale.

Intanto a conseguenza delle accuse di brogli, le elezioni, che hanno già visto stamane il voto di al-Bashir a Khartoum, capitale del Sudan, sono attualmente controllate da diversi enti: Unione Europea, Lega araba, Unione africana, Cina, Giappone e dalla fondazione americana di Jimmy Carter.

Proprio quest’ultimo, ex presidente degli Stati Uniti dal 1977 al 1981, è intervenuto per dare man forte alla creazione di una nuova realtà sudanese, sostenendo che tra i partecipanti alle elezioni, nessuno, nemmeno i due partiti tutt’ora ritiratisi, ha la minima intenzione di mostrare astio per una nuova era democratica del Paese, per ora in fase transitoria.

di Andrea Bandolin