Erba, Olindo scrive a Frigerio: non l’ho aggredita io

Lei sa che non sono io il suo aggressore”. Questa una delle prime frasi della missiva, piuttosto lunga, inviata a News Mediaset e con la quale Olindo Romano comunica, il giorno prima di incontrarlo nuovamente in tribunale con  Mario Frigerio.

L’unico sopravissuto alla strage avvenuta nel comune del comasco, durante la quale persero la vita la stessa moglie di Frigerio, Raffaella Castagna,il figlio di appena due anni Youssef e la nonna di quest’ultimo, domani si ritroverà faccia a faccia con la persona che ha a più riprese riconosciuto esser e il suo aggressore.

Nella lettera, Olindo, anche a nome di sua moglie Rosa nega ogni addebito per quanto riguarda il quadruplice ed efferato omicidio ed anzi attacca, più volte e con toni alquanto pesanti chi, secondo lui, è il responsabile delle  attuali traversie  giudiziarie. Questa persona sarebbe il Maresciallo Gallorini, reo secondo gli accusati di essere riuscito a far loro confessare l’omicidio e contestualmente far dire a Frigerio il nome di Olindo Romano durante l’identificazione dell’aggressore.

Una tesi quanto mai ardita dopo le varie prove a loro carico, tra le quali anche alcune intercettazioni “chiarificanti”,  la condanna in primo grado all’ergastolo, avvenuta anche a seguito della loro confessione. Ultimamente però, la coppia aveva ritrattato tutte le dichiarazioni fatte in un primo tempo, e nella lettera resa nota oggi, i Romano hanno sicuramente calcato i toni

in quel periodo drammatico della sua vita – in buona fede – senza rendersene conto – contro la sua volonta’ – il maresciallo Gallorini le ha fatto dire cio’ che lui voleva che lei dicesse, il mio nome, Olindo”

L’accusa nei confronti del militare, paragonato in un secondo tempo ad un mago di dubbie capacità, è chiara, e lo è oltre ogni ragionevole dubbio. Secondo Gallorini i colpevoli erano Olindo e Rosa a prescindere e, per confermare la sua tesi, avrebbe tentato, riuscendoci, di manipolare il pensiero sia delle vittime che addirittura di persone innocenti, riuscendo a far loro confessare un crimine talmente crudele da aver destato orrore nell’intera nazione.

Noi, che da veggenti-ciarlatani e quant’altro – ci siamo tenuti sempre a debita distanza ci chiedevamo come facevano a raggirare, manipolare le persone. Sino quando poi e’ toccato a noi essere manipolati, usati da chi smaschera questi truffatori. Eppure non ha esitato a usare i loro stessi metodi, con noi e con lei Signor Frigerio“,  Si e’ mai chiesto cosa c’e’ dietro tanti errori e indagini mal fatte?  Cordiali Saluti Olindo e Rosa“.

La lettera, se mai non dovesse stupire per i contenuti, lo fa sicuramente per i toni utilizzati; se anche i coniugi Romano, risultassero in futuro innocenti, un conto è dire che chi li accusa sta sbagliando, un altro è dire che lo sta facendo apposta. Il principio utilizzato per muoversi sulle due strade è completamente diverso.

E’ pensabile, tra l’altro, che il militare in questione non sia un “malato di protagonismo” cosa che ad esempio viene attribuita ad alcuni magistrati, visto che  pochissimi conoscono il suo cognome, nonostante nella vicenda abbia avuto un ruolo fondamentale. La lettera di Olindo fende la realtà attuale delle cose in un modo talmente netto da risultare ben poco credibile, anche se tutta la vicenda va ovviamente riportata sotto la luce che è sì quella  di una duplice condanna all’ergastolo, ma che resta di primo grado ed è sempre una buona cosa essere prevalentemente garantisti. Certo è, che gli alterni comportamenti e i repentini cambi di posizione dei coniugi Romano, lasciano davvero molto perplessi.

A.S.