Garlasco: nessuna assoluzione per Stasi dai genitori di Chiara

Sono passati quasi tre anni da quel 13 agosto del 2007, quando Chiara Poggi venne trovata morta sulle scale di casa sua, a Garlasco, in una pozza di sangue. Una data destinata a segnare per sempre l’esistenza di coloro che sono rimasti, a partire dai genitori della giovane vittima che, in un’intervista al “Corriere della Sera” decidono di chiarire alcuni punti rimasti in sospeso per ribadire la loro voglia di verità e di giustizia. Non ancora soddisfatta dalla sentenza emessa in primo grado dal tribunale che ha assolto (seppure con formula dubitativa) l’unico indagato, Alberto Stasi.

“È arrivato il momento di farci sentire un pochino – iniziano i genitori di Chiara – Adesso basta. Tanto per cominciare va detto che per noi Alberto era e resta il colpevole dell’omicidio di Chiara. Sia chiaro che per noi la sentenza di assoluzione e le motivazioni non hanno cambiato nulla. Noi non abbiamo assolto Alberto – proseguono i coniugi Poggi – anche se c’è chi tenta di far passare un messaggio diverso”.

Il padre di Chiara fatica a ripercorrere i giorni immediatamente successivi alla tragedia, quando in preda alla disperazione, aveva escluso la possibilità che a uccidere la sua bambina fosse stato il ragazzo. “È vero che ho detto quelle parole – ricorda –  ma era il 14 agosto del 2007. Mi avevano appena ammazzato una figlia, quel giorno non sapevo nemmeno più da che parte voltarmi. Comunque non vorrei che si creassero equivoci – riprende Giuseppe Poggi – Lo dico una volta per tutte: su Alberto noi non la pensiamo più così da tempo. È stato un percorso travagliato, difficilissimo, graduale. Fra quelle parole e oggi c’è un abisso e noi ora siamo convinti del contrario”.

E per fugare ogni dubbio il padre di Chiara spiega di non avere alcuna intenzione di ristabilire un contatto con l’ex ragazzo della figlia uccisa. “Non ci sarà nessun riavvicinamento – taglia corto – Lo escludo nel modo più assoluto. Perciò, per favore, meglio dimenticare questa strada e non cercarci più. Non si può ricorrere in appello e nel frattempo stringere la mano al ragazzo accusato di aver ucciso tua figlia“. Una precisione che giunge a pochi giorni di distanza dall’apparizione di Alberto alla trasmissione “Matrix” dove il 6 aprile il giovane aveva accennato al desiderio di ricominciare, partendo proprio dal riavvicinamento con i genitori di Chiara.  

“A un certo punto – dice Giuseppe Poggi, riferendosi alla partecipazione televisiva di Alberto – gli è stato chiesto quale fosse stato per lui il momento peggiore. Mi sarei aspettato che parlasse di quando ha trovato sulle scale la mia ragazza e invece ha parlato si sé. Ha detto che il momento peggiore è stato quando l’hanno portato in carcere. Lui è qui a raccontarci quel momento. Chiara non c’è più”.

E insiste: “Non ho letto da nessuna parte (a proposito delle carte stilate sulle tante intercettazioni, ndr) Alberto che esprime un pensiero o un ricordo di Chiara, nemmeno quando parla con i suoi amici. Non ho letto una sua frase in difesa di Chiara quando è stato gettato fango su di lei”. Una “dimenticanza” che non concede tregua al dolore e alla rabbia dei genitori di Chiara, ma che li incoraggia a proseguire nella loro lotta. “Non ci fermeremo mai – promettono – La giustizia prima o poi arriverà”.

Maria Saporito

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Siciliana di origine, romana d'azione, scrivo da anni occupandomi principalmente di politica e cronaca. Ho svolto attività di ufficio stampa per alcune compagnie teatrali e mi muovo con curiosità nel mondo della comunicazione. Insegnante precaria, sto frequentando un corso per insegnare italiano agli stranieri.