Il sottomarino Bersani evita il siluro di Prodi

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Se i proclami pre-elettorali di Pierluigi Bersani facevano presagire un trionfante volo del Pd verso le più alte cime del consenso popolare, i dati concreti hanno sentenziato una situazione ben differente e, per i primi giorni, il “povero” segretario nazionale del principale partito d’opposizione si è trovato con l’acqua alla gola e forse, anche un po’ più in basso.

Attaccato un po’ da tutte le parti, Bersani a dovuto evitare squali, pur legittimati ad esserlo ( la maggioranza) , pesci martello ( identificabili negli amici Francheschini e Veltroni)  e anche un branco di salmoni che nuotavano controcorrente ( i 49 senatori della lettera). Tutto ciò senza contare le  attualissime testate (quasi) atomiche di Beppe Grillo. Appena è riuscito a rimettere per un attimo la testa fuori dall’acqua, il leader del Pd ha dovuto affrontare un’altra grana; la proposta “innovativa” di Romano Prodi.

Il due volte presidente del Consiglio-ha-consigliato di estromettere i “benemeriti” , che emettendo proclami sui giornali ridurrebbero il Pd ad una sorta di coalizione incapace di prendere una strada e percorrerla fino alla fine. Da qui, la proposta di eleggere, attraverso le primarie, i segretari regionali del partito e questo andrebbe fatto, ovviamente, per ogni regione. Sarebbero poi loro ad eleggere il segretario nazionale.

Suddetta proposta però sembra non sia piaciuta a nessuno, compresi quelli che sarebbero divenuti segretari regionali in caso di riforma in tal senso. Dal canto suo Bersani ha chiaramente fatto sapere che non vuole un partito “federale” :

“Il dibattito sulla forma del partito non si riapre, sicuramente anche dalle vicende elettorali bisogna imparare qualcosa e noi faremo delle modifiche ma vogliamo innanzitutto parlare dell’Italia”.

Pierluigi insomma, vuole un partito più radicato sul territorio, che lui chiama appunto “dei territori”; l’idea quindi di una sorta di decentramento di potere e soprattutto dell’eventuale impossibilità da parte degli elettori di eleggere direttamente il proprio leader ha trovato ben poco seguito.

C’è chi, tra l’altro, pur essendo d’accordo con Bersani riesce parzialmente e pure involontariamente a dissentire; è il caso di  Maurizio Martina, segretario (non regionale) della Lombardia, uomo che si è dovuto politicamente  scontrare, con l’attuale strapotere leghista.

“Noi vinciamo  non se discutiamo delle formule che ci riguardano, ma se rilanciamo alcune idee forti. Per esempio non è vero che la Lega è più radicata sul territorio di noi: il Corroccio vince perchè sa usare meglio di noi i media per dire certe cose”. La Lega  si sarebbe quindi parzialmente “Berlusconizzata” nel metodo di fare politica, ma avrebbe perso parte del suo radicamento nel territorio, teoria questa che però è contrastata da più parti; la Lega Nord infatti è da sempre vista come un partito populista, ma non solo, anche popolare, nel senso di vicino al popolo, anche nel modo di parlare.

Il Pd comunque dovrà  e sembra che questo voglia fare, ripartire dai circoli, perchè, per restare in tema di territorio, proprio loro sarebbero il collegamento fondamentale con quest’ultimo. L’anello di congiunzione tra partito ed elettori, anello che ad oggi sembrerebbe essere “mancante”.

Bersani è comunque riuscito, grazie anche alle “forze alleate” del partito, che lo hanno spalleggiato, ad evitare il siluro tirato dal Capitano di lungo corso Romano Prodi, ora però, ci si aspetta una rapida emersione.

A.S.