L’ “equo compenso” finisce in tribunale

E’ finito in tribunale il “famigerato” decreto Bondi che tassa ogni dispositivo elettronico dotato di memoria finalizzato ad una presunta tutela del diritto d’autore.

La tassa in questione, entrata in vigore il 23 marzo grazie al Ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, prevede che sul prezzo di vendita di ogni supporto digitale venga prelevata una somma a favore della SIAE.
La motivazione, se così si può definire, che dovrebbe giustificare l’Equo Compenso, sarebbe il possibile utilizzo di questi supporti ad uso privato dell’utente per riprodurre musica o video.

Ma, se si parte da questo presuppposto, è facile controbattere basandosi sul fatto che non sempre quando si compra, per esempio, una chiavetta USB si utilizza per quello scopo ma, bensì, magari solo per salvare i propri file.

Per questo motivo la neonata legge è già davanti al giudice e il 14 aprile ci sarà la prima udienza presso il Tar del Lazio, verso il quale si ripongono le speranze per un ritorno alla ragionevolezza.

Fiorenza Ciribilli