Alta tensione nel Pdl: è rottura tra Berlusconi e Fini

Panico. Panico misto a fibrillazione nella maggioranza. L’atteso pranzo di ieri fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, secondo fonti governative, avrebbe assunto i toni del redde ratinonem. Contrito, il presidente del Consiglio si sarebbe limitato a parlare della bontà dei pasti, sebbene i veri piatti in tavola, ossia la ridefinizione delle dinamiche tra le componenti della maggioranza, sarebbero stati mal digeriti da entrambi. Al punto da costringere il presidente della Camera a minacciare di costituire un gruppo parlamentare autonomo da quello del Pdl.

Il racconto della colazione di lavoro, prevista a seguito delle temerarie pretese di Bossi avanzate in questi giorni, parla di un clima nervoso e per nulla cordiale: fra le portate, il discorso avrebbe virato verso l’azzardata ascesa al Quirinale di Calderoli, allo scopo di presentare alcune pesanti riforme istituzionali per le quali l’ex leader di An non sarebbe stato interpellato. Sarebbe questa una delle cause, se non la principale, della paventata scissione nel gruppo parlamentare del Popolo delle Libertà.

La replica del premier si fa attendere nel pomeriggio: secondo fonti vicine alla maggioranza Berlusconi avrebbe replicato, tirato, che se ciò dovesse avvenire “l’inevitabile conseguenza dovrebbe essere quella di dover lasciare la presidenza. E chi porta avanti iniziative autonome è naturalmente fuori dal partito”.
L’esternazione sarà poi smentita in serata, ma nulla toglierà all’atmosfera da resa dei conti: nel tardo pomeriggio la componente finiana si sarebbe riunita nello studio del presidente della Camera, partecipanti il fedelissimo Bocchino, il vicecapogruppo Carmelo Briguglio, il viceministro e segretario generale di FareFuturo Adolfo Urso, il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia, il presidente della Commissione Giustizia a lla Camera Giulia Bongiorno e il direttore del Secolo d’Italia Flavia Perina.

Il comunicato diramato alla fine della riunione richiama il premier ai propri obblighi governativi, ma suona per niente come un passo indietro: “Berlusconi deve governare fino al termine della legislatura perché così hanno voluto gli italiani – avverte Fini – il Pdl, che ho contribuito a fondare, è lo strumento essenziale perché ciò avvenga. Pertanto il Pdl va rafforzato, non certo indebolito. Ciò significa scelte organizzative, ma soprattutto presuppone che il Pdl abbia piena coscienza di essere un grande partito nazionale, attento alla coesione sociale dell’intero Paese, capace di dare risposte convincenti ai bisogni economici del mondo del lavoro e delle famiglie, garante della legalità e dei diritti civili, motore di riforme istituzionali equilibrate e quanto più possibile condivise. Ho rappresentato tutto ciò al presidente Berlusconi. Ora egli ha il diritto di esaminare la situazione e io avverto il dovere di attendere serenamente le sue valutazioni”.

Il premier si sarebbe infatti concesso 48 ore di meditazione. Irruente, al contrario, la reazione del presidente del Senato Schifani, tanto da ventilare elezioni:  ”Quando una maggioranza si divide non resta che dare la parola agli elettori”. Intanto, in una nota, i coordinatori del Pdl esprimono amarezza e incomprensibilità per la scelta del presidente Fini: “Le recenti elezioni regionali e amministrative – si legge nel comunicato redatto da La Russa, Verdini e Bondi – hanno riconfermato la validità politica della decisione di dar vita al Pdl, traguardo storico irreversibile. Gli italiani, dimostrando anche in questa occasione maturità ed intelligenza, hanno premiato l’azione del governo e creato le migliori condizioni per proseguire sulla strada delle riforme che abbiamo intrapreso e dell’ulteriore rafforzamento del nostro partito”.

“Da queste inoppugnabili considerazioni – si legge nella nota dei coordinatori – nasce la nostra profonda amarezza per l’atteggiamento dell’onorevole Gianfranco Fini che appare sempre più incomprensibile rispetto ad un progetto politico comune per il quale abbiamo lavorato concordemente in questi ultimi anni, un progetto di importanza storica che gode di un consenso maggioritario nel popolo italiano. Come dimostrano il successo alle politiche del 2008, le elezioni amministrative, nelle quali il centrodestra è passato ad amministrare la maggioranza delle province italiane, e le regionali che ci hanno visto passare in questi anni dal governo di 4 regioni a quello di 11 regioni”.

In serata Italo Bocchino ha precisato che la nuova compagine parlamentare, che dovrebbe chiamarsi secondo indiscrzioni Pdl-Italia e prenderà il via solo in caso di risposte negative dopo le 48 ore di riflessione a palazzo Chigi, resterà leale nei confronti del Governo, allontanando spaccature pericolose all’esecutivo. Sebbene, secondo fonti finiane, sarebbero pronti ad aderirvi 50 deputati e 18 senatori. Abbastanza per sventolare lo spettro della crisi di governo.

Vincenzo Marino