Benazir Bhutto: omicidio evitabile dice l’ONU

Benazir Bhutto

Alla luce dell’omicidio commesso nel 2007 ai danni di Benazir Bhutto, allora primo ministro in Pakistan, si è rifatto avanti l’ONU con pesanti accuse di insabbiamento di prove e negligenza nel proteggere il premier.

Benazir Bhutto, che stava tenendo una conferenza nel parco di Rawalpindi per il partito del popolo pachistano alle politiche, è stata vittima di un attacco kamikaze il 27 dicembre 2007.

L’ONU accusa appunto diverse istituzioni e capi che avrebbero dovuto prendere misure di sicurezza straordinarie per far fronte ad un eventuale pericolo nei confronti di Bhutto.

Sul banco degli imputati: Pervez Musharraf, ex presidente del Pakistan e allora accusato di essere mandante dell’omicidio, il Governo del Panjab e la polizia del distretto di Rawalpindi.

A presiedere alla commissione che faceva parte delle Nazioni Unite incaricate di mostrare questo disappunto ufficiale c’erano: l’ambasciatore cileno per le Nazioni Unite, Heraldo Munoz, l’ex procuratore generale dell’Indonesia, Marzuki Darusman, e il veterano della polizia irlandese Peter Fitzgerald.

La commissione presenterà oggi in via ufficiale il suo rapporto al segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, che di rimando lo consegnerà al Governo di Islamabad.

Nel rapporto dell’ONU c’è inoltre descritta la situazione che ha portato a non arrivare al vero colpevole e mandante della situazione, benché si sia additato a suo tempo Musharraf, comunque sempre sulla lista nera.

Infatti, si pensa che l’Intelligence del Pakistan abbia manovrato alcune prove basilari per insabbiare il caso e farlo pendere su dia una direzione a cui negli ultimi tre anni si era arrivati.

Nelle indagini, prese in mano da Ban Ki-moon nel luglio 2009, c’è stato recentemente anche un piccolo rallentamento dovuto al vedovo Asif Ali Zardari, presidente del Pakistan, che chiedeva di includere nel rapporto anche i pareri di Hamid Karzai, presidente dell’Afghanistan, e dell’ex segretario di stato americano Condoleeza Rice.

Nel 2007, a distanza di 24 ore dall’omicidio, la Cia e il Governo di Islamabad, avevano dato come colpevole al Qaida, e più precisamente l’alto esponente pachistano della suddetta rete terroristica, Baitullah Mehsud. Prove poi non trovate.

Altre fonti invece attribuirebbero il mandato del kamikaze ai servizi segreti pakistani, che per altro sono stati anche tacciati di aver ostacolato gravemente l’operato della commissione delle Nazioni Unite.

Il Rapporto viene poi concluso dicendo che consegnare alla giustizia il colpevole o i colpevoli di questo attentato sia un dovere di tutti i Paesi e un passo fondamentale per la fine dei crimini impuniti in Pakistan.

di Andrea Bandolin