Battisti: Lula spinto verso la decisione finale

Brasilia, 17 aprile. Da molti mesi il Supremo Tribunal Federal ha sentenziato riguardo la sorte di Cesare Battisti, richiesto dall’Italia per i delitti commessi in patria, e protetto dalle autorità brasiliane che gli hanno concesso il diritto all’asilo politico, quasi provenisse da nazione che non riconosce i diritti umani fondamentali.

Come si sa, l’ultima parola spetta al presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, poiché la sentenza della Suprema Corte di Brasilia ha lasciato aperta questa porticina: l’asilo politico è stato dichiarato anacronistico ed ingiustificato, anche dal momento che non si possono considerare reati politici quelli commessi da Battisti, ma l’estradizione necessita della firma non obbligatoria del presidente Lula, per essere effettiva.

Oggi torna di attualità il caso Battisti, sebbene non ci siano ancora le fatidiche novità tanto attese riguardo qualche decisione definitiva, in quanto il  Supremo Tribunal Federal di Brasilia ha appena pubblicato il testo della sentenza pronunciata lo scorso anno. La decisione di Lula continua a tardare fino ad oggi, senza novità alcuna. Probabilmente lo stesso Cesare Battisti non si aspettava tanto ritardo, quando prima ancora che la sentenza fosse emessa cominciò un digiuno per implorare la solidarietà del Presidente brasiliano.

Fa sorridere oggi, ricordandolo, il fatto che il Presidente si sia limitato, in quei giorni, ad invitare pubblicamente Battisti a tornare a mangiare, poiché ne andava della salute. In effetti, se davvero il digiuno si fosse prolungato fino al momento di intravedere qualche risultato, a quest’ora non si potrebbe purtroppo neppure stare ancora a parlarne. Ma le paterne considerazioni presidenziali furono ascoltate, ed il digiuno si fermò all’undicesimo giorno.

Ebbene, Lula in ogni caso lo scorso lunedì, incontrando a Washington il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha fatto presente che non poteva decidere, in quanto non era stata ancora pubblicata la sentenza del Supremo Tribunal. Oggi, quest’ostacolo è del tutto superato, con sollievo di molti, ma di sicuro non del presidente brasiliano, così stretto tra due fuochi nel doversi sobbarcare per intero di una decisione pressante ma che farà molto scontento qualcuno in ogni caso.

L’Italia pretende il suo cittadino, le cui vittime hanno lasciato in patria parenti ed amici, a parte i soliti curiosi, ed un’opinione pubblica in ogni caso indignata dei fatti che sono potuti accadere. E noi non riusciamo a farcelo restituire, nonostante la Giustizia brasiliana stessa abbia pronunciato parere favorevole? Un velo di ombra imbarazzata si stende ormai sul mondo politico italiano, che comprensibilmente pressa ed insiste con Lula, che si trova così sempre più all’angolo.

Per la mentalità ed il passato della fazione che fa capo al presidente brasiliano, con un detenuto come Cesare Battisti si dovrebbe usare la massima solidarietà. Come rinnegare il proprio passato, ignorando le richieste, le lamentele, gli scioperi della fame imploranti di un uomo che sembra considerarsi vittima di un possibile martirio, qualora venga riportato alla sua vilipesa terra di origine? La posizione di Lula è tutt’altro che facile.

L’asilo politico era stato concesso a Cesare Battisti il 13 gennaio del 2009 dal ministro della Giustizia Tarso Genro, che con ogni mezzo si oppone alla sua revoca. Non è facile per Lula contravvenire a tali e tante opposizioni alla decisione della Giustizia brasiliana, nonchè, come molti suppongono, alle tendenze del suo animo, ed ai moti giovanili che ancora farebbero palpitare il cuore del suo ardore politico nello stesso verso di motivazioni e decisioni simili a quelle dello stesso Cesare Battisiti, e dei movimenti di cui faceva parte.

Legalmente parlando, esiste un Trattato da rispettare: il Trattato di estradizione sottoscritto da Italia e Brasile. L’asilo politico in precedenza concesso dal suo governo, non può ormai esser confermato da Lula, in quanto dichiarato “illegale” dal Tribunale (mancano gli estremi di politicità dei delitti commessi, e di persecuzione lesiva dei diritti umani nel Paese di origine).

Gli unici cavilli cui Lula potrebbe appigliarsi per far contente le fazioni politiche brasiliane che non vogliono assolutamente il rientro forzato di Battisti in patria, sono due. Quella di dichiarare la  “persecuzione politica” nello Stato di origine, è la prima. Ma è una posizione alquanto fragile, perché, come è stato di continuo in questi mesi ribadito da più parte, i reati commessi non sono politici, né lo sono le punizioni da parte dello Stato italiano. Il secondo appiglio sarebbe quello di evitare a Battisti l’estradizione per motivi di “soluzione umanitaria”. Ma questo significherebbe dichiarare pubblicamente di ritenere l’Italia un Paese non abbastanza civilizzato da conoscere e rispettare in qualunque caso di diritti umani fondamentali. Soluzione alquanto impervia, dunque, che susciterebbe non poche perplessità.

Si legge nella sentenza della Suprema Corte di Brasilia che i delitti commessi da Battisti non possono considerarsi politici in quanto commessi “senza alcuna motivazione politica”, ma soprattutto non rappresentano nessuna “legittima reazione ad un regime oppressivo”. Ciò renderebbe nulla la possibilità di asilo politico sul fronte logico, oltre che giuridico. E’ per questo motivo che, se si vorrà mantenere il detenuto in territorio brasiliano, lo si dovrà tentare di fare presentando questa volta una motivazione diversa dalla precedente, che riguardava presunte cause politiche.

In tutto questo, l’unico a non scomporsi ed apparire tranquillo è proprio Cesare Battisti. “Quando ho sentito in due occasioni in tv Lula chiedermi di sospendere lo sciopero, ho capito che era un messaggio positivo”, aveva dichiarato nei mesi scorsi. “Credo che rimarrò in Brasile“, dice, fiducioso. “Francamente credo che Berlusconi non abbia interesse in questa storia. Forse rimarranno tranquilli, ma non alcuni ministri fascisti. Per me sarà difficile attendere fino alla decisione finale da parte del presidente brasiliano. Ma avrò pazienza“.

Simone Olivelli