Berlusconi agli imprenditori: il governo reggerà

C’erano tutti gli ingredienti eternamente abusati dal presidente del Consiglio nel discorso pronunciato oggi al Salone del Mobile di Milano. Dalle riforme alle intercettazioni, passando per il fisco e l’immancabile barzelletta. L’unico elemento di novità è stato ispirato dalla recente “guerriglia” interna al Pdl che ha spinto il Cavaliere a riformulare il (solito) canovaccio per inserire un inedito commento sui discussi dissapori con Gianfranco Fini.

La maggioranza resisterà – ha assicurato Berlusconi, rivolgendosi alla platea di impenditori riuniti alla Fiera di Rho – il Governo continuerà, sono cose superabili. Io penso che la maggioranza si possa ricompattare, ma in qualunque direzione si vada non ci saranno problemi. State sereni”.

E per speziare con un po’ di leggerezza un passaggio particolarmente “aspro” della sua avventura politica: “Ho fatto la corte anche a Fini questa settimana – ha scherzato Berlusconi – È da 15 anni che lo conosco, ma com’è che adesso non andiamo d’accordo?”.

Archiviato l’argomento del momento, il presidente del Consiglio è quindi tornato alle solite “ricette”, partendo da quella sulle riforme. “Quelle costituzionali – ha ammesso – non sono le più importanti, ma è qualcosa su cui vale la pena di lavorare, sentendo tutti e possibilmente con l’assenso di una opposizione responsabile, se diventerà responsabile”.

“Dopo aver dato la possibilità all’elettorato – ha continuato Berlusconi nel corso del suo intervento – di votare direttamente il loro sindaco e presidente di Regione, poter scegliere anche il presidente dell’Italia credo sia un diritto in più per i cittadini. Il sistema delineato dalla Costituzione risente del fatto che i padri costituzionali l’abbiano fatta dopo venti anni di dittatura ed avevano timore del ritorno di un regime e tutti i poteri sono stati dati all’assemblea parlamentare. La conseguenza – ha notato il premier – è che quello italiano è l’esecutivo con meno poteri al mondo“. E per questo va modificato.

Quanto alle intercettazioni: “Credo – ha scandito il Cavaliere –  che sia una guerra santa, quella che stiamo combattendo. Serviranno solo per reati gravi, non per cercare notizie di reato, ma nel caso in cui ci siano già gravi indizi di colpevolezza”.

L’ultima considerazione il premier l’ha riservata al tema del fisco. “Nel giro di due anni – ha annunciato – realizzeremo un codice unico in materia fiscale per eliminare le migliaia di leggi che oggi creano troppa confusione. A causa di questa situazione anche aziende che si fanno assistere da studi fiscali di primo piano si trovano ad essere oggetto delle attenzioni dell’Agenzia delle Entrate e magari – ha continuato Berlusconi – a subire un giudizio anche quando erano convinti di non aver commesso reati”.

“Appena i conti pubblici saranno a posto – ha concluso il premier – la prima cosa che faremo sarà pensare alle famiglie numerose e la seconda l’abolizione dell’Irap che io chiamo imposta rapina”.

Maria Saporito