Mafia: tutti contro Berlusconi, a parte Saviano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:48

Le parole pronunciate da Silvio Berlusconi  riguardanti l’argomento mafia sono state oggetto di decine di critiche, così come il loro autore. Dopo che varie testate giornalistiche ed esponenti dell’opposizione non hanno mancato di dire la loro nella questione, schierandosi nettamente a favore di Roberto Saviano (più che altro) , anche l’associazione culturale “Libertà e Giustizia” che tra i suoi fondatori  può vantare la presenza di nomi, menti, del calibro di Umberto Eco ed Enzo Biagi, ha voluto prendere posizione nella vicenda contrastando vivacemente le teorie sostenute dal Premier.

Esprimendo “orrore” per le parole del Presidente del Consiglio sul Best Seller “Gomorra” , L&G dichiara tutta la sua solidarietà allo scrittore che si batte a proprio rischio e pericolo contro la mafia, o meglio le Mafie. L’associazione chiede  al Cavaliere “se quando parla è cosciente del carattere di incitamento che possono avere le sue parole” e ritiene che le forze politiche che in Parlamento non condividono le dichiarazioni di Berlusconi, pretendano che si presenti alle Camere per spiegare la sua esternazione e per dare il sostegno esplicito del governo a un italiano che tiene alti i valori di quell’Italia civile e coraggiosa che si batte per il riscatto delle terre abbandonate al predominio delle mafie più spietate e sanguinose.”

Le parole di Berlusconi appaiono decisamente  infelici: Roberto Saviano è, ad oggi, senza dubbio un eroe dei giorni nostri, un eroe che non combatte con qualche super-potere fantascientifico, ma con la  penna e con il coraggio. Un Presidente del Consiglio, che  pubblicizza quotidianamente l’attività del Governo contro la criminalità organizzata dovrebbe comunque riconoscere i meriti di un uomo di tale spessore, questo a prescindere che sia d’accordo o meno sul fatto che quest’ultimo scriva, portando a conoscenza dell’opinione pubblica i “retroscena” mafiosi.

C’è altro però che appare altrettanto infelice:  alcune prese di posizione pro Saviano sembrano più che altro essere “contro Berlusconi”; non difendono cioè lo scrittore, del quale nemmeno riportano le dichiarazioni, ma attaccano il Premier, e fanno solo quello.

Ciò è facilmente dimostrabile dal fatto che lo stesso Saviano, pur legittimamente duro nel rispondere a Berlusconi non abbia fatto dichiarazioni così “radicali”, scegliendo un profilo molto più pacato rispetto a qualche suo “difensore”.

Quando da più parti si sono chieste le scuse da parte del Premier allo scrittore, quest’ultimo ha semplicemente chiesto “di porgere le sue scuse non a me, ma ai parenti delle vittime di tutti coloro che sono caduti raccontando”. Spiegando poi che  Accusare chi racconta il potere della criminalita’ organizzata di fare cattiva pubblicita’ al paese  non e’ un modo per migliorare l’immagine italiana quanto piuttosto per isolare chi lo fa. Raccontare e’ il modo per innescare il cambiamento. Questa e’ l’unica strada per dimostrare che siamo il paese di Giovanni Falcone, di Don Peppe Diana, e non il paese di Toto’ Riina e di Schiavone Sandokan”.

Saviano poi “rimbalza” Berlusconi citando il giudice Paolo Borsellino,  ammazzato dalla Mafia allo stesso modo di Giovanni Falcone: “La lotta alla mafia è il primo problema da risolvere … non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni le spinga a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale della indifferenza della contiguità e quindi della complicità.”.

Non che lo scrittore ci sia andato giù leggero, il titolo dell’articolo è palesemente intriso di amara ironia, ma, bisogna necessariamente notare due cose: la prima è che se c’è qualcuno che ha il “diritto” di sparare a zero contro Berlusconi questo è solo il diretto interessato, visto che è lui ad essere stato attaccato direttamente. La seconda è che, nonostante appunto l’attacco diretto del Cavaliere, Roberto Saviano ha scelto la strada della spiegazione; pur con toni pesanti, pur assalito da tanti e tali dubbi da arrivare a voler mettere in discussione le attuali collaborazioni con le case editrici ” vicine” al Presidente del Consiglio, l’autore di Gomorra non ha alzato irresponsabilmente i toni, come invece qualcun altro ha  fatto, cavalcando una fin troppo facile onda mediatica.

A.S.

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