Usa: Obama riconosce pari diritti ai gay negli ospedali

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:28
Il presidente Usa Barack Obama

La sua presidenza era tanto attesa e in molti si aspettavano tanto – forse troppo – da lui. Per molti suoi sostenitori dell’ala progressista ha commesso dei passi falsi (soprattutto in politica estera), ma Barack Obama ha dimostrato che quando vuole mettere dei punti fermi può farlo. Anzi, sa farlo. Dopo le esitanti posizioni sul tema dell’omosessualità, il presidente Usa sembra procedere sempre di più verso il pieno riconoscimento dei diritti agli omosessuali. Prima l’appoggio a una candidata giudice per la Corte Suprema (Elena Kagan) che voci non confermate affermano essere omosessuale; ora – mantenendo una promessa fatta in campagna elettorale – l’estensione della possibilità di visita in ospedale anche ai partner dei degenti, oltre che ai loro familiari.

In passato molto spesso i partner dei degenti gay si sono visti rifiutare l’accesso alle visite, proprio per il loro status non riconosciuto di membri effettivi della famiglia. Il provvedimento di Obama – che sarà valido in tutti gli ospedali che ricevono fondi governativi – arriva proprio per evitare il protrarsi di questa imbarazzante situazione. E per evitare il ripetersi di casi come quello di Janice Langbehn e Lisa Pond.

La Langbehn e la Pond erano partner da più di vent’anni. Quando la Pond fu colpita da un aneurisma cerebrale la sua compagna si vide negato l’accesso all’ospedale in cui era ricoverata, perché non riconosciuta ufficialmente come membro della famiglia. La Langbehn non aveva così potuto assistere la sua metà negli ultimi giorni di vita, andando incontro anche a svariati problemi burocratici, oltre che al logico shock personale. A lei è stata indirizzata una telefonata dall’Air Force One, in cui il presidente Usa l’ha informata con la sua stessa voce di aver appena firmato il memorandum che fa scattare le nuove procedure.

“I gay e le lesbiche d’America sono spesso esclusi negli ospedali dalle visite ai partner malati con i quali hanno trascorso decenni di vita familiare – ha affermato Obama nel documento – venendo così privati della possibilità di essere vicini alla persona che amano e di prendere decisioni se i loro partner non possono più farlo”. Parole che sono valse ad Obama il plauso delle associazioni gay, sebbene alcuni abbiano fatto notare che il provvedimento è stato tutt’altro che tempestivo, essendo già passati ben 15 mesi dall’insediamento del presidente Usa alla Casa Bianca. Considerato il pragmatismo americano – e tenendo presente la situazione delle politiche per gli omosessuali in Italia – sembra solo una la risposta giusta per i detrattori: meglio tardi che mai.

Roberto Del Bove