Emergency: la liberazione, ed il caso giudiziario irrisolto

Roma, 18 aprile. Finalmente davanti ai nostri occhi il giorno tanto atteso della liberazione. I tre medici di Emergency Marco Garatti, Matteo Dell’Aira, e Matteo Pagani Gazzugli Bonaiuti sono di nuovo liberi. L’azione diplomatica italiana è riuscita ad ottenere questa rapidità di intervento delle autorità giudiziarie afgane, nonostante non sia stato ancora affatto chiarito il mistero della presenza di armi e munizioni all’interno dell’ospedale di Laskhar Gah. Nulla di risolto, insomma, riguardo l’accusa, con la quale i tre sono stati arrestati dalle forze dell’ordine afghane lo scorso 10 aprile, di aver preso parte a un complotto per assassinare il governatore della regione di Helmand, Gulab Mangal.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano partecipa alla comune esultanza con una nota, in cui si legge: ”La liberazione dei tre operatori di Emergency in Afghanistan e’ motivo di sollievo per noi tutti e, in primo luogo naturalmente, per i famigliari”. Non mancano riconoscimenti al lavoro comune di questi giorni, portato avanti in un clima di grande tensione: “Il governo, e per esso il ministero degli Esteri, ha operato con accortezza e fermezza, aderendo – così conclude Napolitano il suo messaggio – alle preoccupazioni espresse da una vasta opinione pubblica”.

Anche il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani si dichiara soddisfatto dell’esito della faticosa avventura:”E’ una svolta positiva della vicenda”, ha detto ha detto Bersani, ed ha ringraziato tutti quanti si sono adoperati per la liberazione dei tre.

La nota divulgata dal ministro degli Esteri Franco Frattini è ugualmente positiva, esprimendo “vivo compiacimento per la positiva conclusione della vicenda”, e commentando anche lo stato attuale che si presume sia stato raggiunto in merito alla lotta al terrorismo: “Abbiamo ottenuto quello che era il nostro obiettivo prioritario, e cioè la libertà per i nostri connazionali senza mettere in discussione la nostra posizione di ferma solidarietà con le istituzioni afgane e la coalizione internazionale nella lotta contro il terrorismo in Afghanistan”.

“Il governo ha operato con discrezione e collaborazione tra Farnesina e intelligence, con determinazione ma senza raccogliere polemiche interne”, è il commento di Gianni Letta ai fatti di oggi, nel corso della conferenza stampa tenuta palazzo Chigi insieme a Franco Frattini. Aggiunge anche qualche battuta scherzosa il sottosegretario alla presidenza del consiglio, oggi che finalmente ce lo possiamo un po’ tutti permettere, rivolgendosi ai giornalisti presenti: “Non vi vogliamo rovinare la domenica del derby. Vi vogliamo dare una buona notizia, che d’altro canto già conoscete, perché il governo in fondo il suo derby l’ha vinto.

I tre di Emergency si trovano in queste ore all’ambasciata italiana di Kabul, e stanno brindando con le autorità locali in segno di festeggiamento per il successo diplomatico e soprattutto per lo stato di salute dei tre medici prigionieri. Fra poche ore, secondo quanto comunicato dalla Farnesina, è previsto il loro rientro in Italia.

Ed ogni polemica interna al Bel Paese appare ormai sedata. Come quella tra il governo, ed in particolare il ministero degli Esteri, ed il presidente di Emergency Gino Strada, che oggi è raggiante per la liberazione dei tre midici della sua associazione umanitaria. Le polemiche, secondo Strada, “sono state amplificate dai giornali”, e non erano in realtà così cruente. “Tutti i professionisti che stanno lavorando a questa cosa – ha sottolineato Strada -, i professionisti di Emergency, del ministero degli Esteri dell’ambasciata a Kabul, delle Nazioni Unite, sono un gruppo di persone che ha lavorato molto bene, e la prova è che questi ragazzi sono liberi adesso”. Pace fatta, dunque, ed al solito, rancori dimenticati col ritorno del sereno.

Riguardo la eventuale riapertura dell’ospedale di Lashka Gah Cecilia, non c’è ancora nulla di sicuro. Le uniche dichiarazioni di Strada sono state che questo fatto sarà preso in considerazione “quando avremo la possibilità uno di tirare il fiato, e due di metterci attorno a un tavolo anche con i nostri operatori umanitari, che sono molto esperti dell’argomento, e valuteremo tutti insieme in che modo e in che termini continuare il nostro intervento in Afghanistan”. Non è più presente dunque Emergency in territorio afghano, per il momento, in attesa dei chiarimenti giudiziari del caso, e di una nuova pianificazione di eventuali futuri interventi.

Commenta Marco Garatti, uno dei tre medici rilasciati, poco dopo il suo arrivo in ambasciata: “Siamo molto contenti di essere fuori, soprattutto contenti di questo perché  sia io che i miei compagni abbiamo passato momenti terribili”.

E sui momenti terribili, ci sarà ancora tempo di parlare e chiarire sicuramente nei prossimi giorni. Intanto non si sono fatte ancora molte domande ai tre medici liberati, neppure da parte dei famigliari sentiti al telefono, che in queste ore pensano soprattutto alla salute dei tre, ed al buon esito della disavventura fuori programma.

Sandra Korshenrich