Emergency: la “trasparenza” promessa da Karzai accende qualche speranza

L’ultimo aggiornamento è arrivato ieri sera da Massimo Iannucci, l’ambasciatore-inviato speciale del ministro Frattini che ha ieri incontrato il presidente afgano Karzai per esporre tutti i dubbi sulla nebulosa vicenda che da una settimana tiene con il fiato sospeso buona parte dell’Italia, preoccupata per la sorte dei tre volontari Emergency, arrestati a Lashkar-Gah.

Ai microfonin del Tg1 l’uomo della trattativa ha infatti dichiarato: “La proposta di Frattini potrebbe portare ad una rapida conclusione della vicenda”. Ma sul contenuto della richiesta recapitata da Iannucci, in compagnia dell’ambasciatore italiano a Kabul, a Karzai rimane ancora il più stretto riservo. Così come non è dato sapere, almeno per il momento, quale sia stata la reazione del capo afgano alla lettura della missiva (anche questa consegnata da Iannucci) vergata dal premier italiano Silvio Berlusconi, presumibilmente per sollecitare il suo intervento nella risoluzione del delicato caso.

Da parte sua, il presidente dello “sgangherato” governo afgano avrebbe assicurato “trasparenza” nello svolgimento delle indagini e invitato i suoi più stretti collaboratori a inserire la vicenda giudiziaria di Matteo Pagani, Matteo Dell’Aira e Marco Garatti tra le priorità da trattare nella prossima riunione del Consiglio per la sicurezza nazionale. “Sarebbe scioccante per il popolo afghano – avrebbe detto Karzai poco prima di congedarsi dai diplomatici italiani – se le accuse si rivelassero fondate. In nessun caso la vicenda – avrebbe comunque assicurato – minerà le storiche relazioni fra Italia ed Afghanistan”.

Intanto si fanno sempre più credibili le voci secondo le quali il caso giudiziario dei tre operatori di Emergency verrà presto trasferito nella mani del procuratore di Kabul. Una notizia positiva che permetterebbe finalmente alla Ong di nominare i tre legali per i suoi volontari e di approntare una strategia difensiva nel caso in cui i gravi capi di imputazione finora solo “favoleggiati” ai loro danni venissero di fatto confermati.

Non solo, come ha spiegato anche Gino Strada – stretto ieri dal sostegno delle oltre 50 mila persone giunte in piazza San Giovanni a Roma, per manifestare la loro solidarietà ai tre operatori italiani rapiti (e ai 6 colleghi afghani di cui purtroppo allo stato attuale non si sa nulla) – se la notizia trovasse presto un riscontro nella realtà “farebbe molto piacere perché almeno sapremmo di poter trattare col procuratore di Kabul e non con degli sconosciuti senza volto e senza nome”.

Maria Saporito