Pakistan, attentati scuotono il paese

Due attentati in due giorni, sono troppo anche per il Pakistan. Ieri, in un campo profughi, sono state uccise 41 persone e altri 65 sono rimasti feriti, oggi di fronte a una stazione di polizia, sono morte 7 persone e altre 26 sono ferite, finora. Entrambi attentati suicidi, entrambi nei dintorni di Kohat, zona in cui si concentrano un milione di rifugiati dai combattimenti nelle zone tribali fra le forze pakistane e i guerriglieri talebani. Due persone si sono fatte esplodere ieri mentre oggi è stata utilizzata un’autobomba.

Questi eventi sottolineano l’instabilità di un paese, dopo il rapporto dell’Onu di giovedì scorso sulle responsabilità del governo federale, del Punjab e dalle forze dell’ordine nell’omicidio di Benazir Bhutto. In 65 pagine, l’Onu ha affondato un atto d’accusa pesantissimo sulla volontarietà di non evitare l’omicidio della Bhutto, priva di un servizio di sicurezza adeguato nei confronti di chi era stato minacciato di morte. Il Pakistan ha considerato il rapporto dell’Onu come intessuto di menzogne, tuttavia i dubbi sono stati ormai resi pubblici.

In questo modo, il convincimento di un Pakistan tra la lista dei failed states, cioè Stati in cui il tessuto sociale e politico ha subito una smagliatura irrecuperabile, non potrà essere nascosto neanche dalla nuova politica statunitense, inclusiva nei confronti del paese. Obama, infatti, ha bisogno del Pakistan per risolvere il caso Afghanistan e per questo richiede al paese un forte impegno contro il dilagare del potere da parte dei taliban, i quali stanno dimostrando di poter agire anche lontano dalle loro zone d’influenza. Pena la sospensione degli aiuti economici.

Il governo pakistano paga gli errori geopolitici degli ultimi decenni, quando finanziare i mujahedin significava aumentare la zona d’influenza in Afghanistan ai danni dell’Unione Sovietica negli anni ’80 e poi negli anni ’90, sfruttando il tema religioso per un paese che non voleva essere islamico, ma un punto di riferimento dei paesi musulmani. Ora, i gruppi del jihad sono diventati autonomi e il Pakistan viene scosso dalle fondamenta.

di Fabiana Galassi