Casal di Principe, democrazia fantasma dove il Pd non esiste

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:35

Berlusconi? Eh, bene ha fatto a dire che Gomorra non serve a niente, a fare solo la pubblicità alle cose negative, ma perché c’era bisogno che lo diceva il Cavaliere? Noi da quanto tempo lo diciamo?”. L’atmosfera della mattina preelettorale casalese ha un che di post-atomico. Anzi, a guardarla in faccia ricorda una post-democrazia, e forse neanche quella. Per strada, tra le carte e i cartelloni, i santini coi faccioni lombrosiani, neppure un momento di suspence. Non un briciolo d’attesa.

Casal di Principe è il paese di Gomorra, è il paese dei casalesi, quell’aggettivo diventato entità malefica, addossato alla schiena di persone spesso per niente conniventi. Ma forse, e sicuramente, troppo poche. Poca la voglia di fare, poca la voglia di agone, e buon governo. Capita quindi che i tre sfidanti alla carica di sindaco, Elio Natale, Pasquale Martinelli e Vincenzo Schiavone, siano tutti della stessa area. Il primo direttamente al Pdl, per la precisione. E capita che a Casal di Principe, 2010, a 4 anni dall’ armageddon sociale scatenato dal libro di Saviano, dal processo Spartacus, il Pd non abbia potuto presentare il proprio simbolo alle comunali. “La nostra lista si chiama Progetto democratico – spiegano due esponenti locali del centrosinistra, Ottavio Corvino e Daniele Di Sarno a Repubblica – ma non abbiamo potuto usare il logo Pd. Con noi c’è anche l’Udeur, che governa con la destra in Provincia e altrove, e non potevamo spaccare tutto, era un accordo”.

Non un cruccio per i numerosi parenti di camorristi coinvolti in più di una lista: i parenti non contano, ti dicono. La politica, certa parte, ancora meno. “La sinistra sta quasi scomparendo, noi per provare a controllare qualcosa dall’interno, a prendere due consiglieri, sosteniamo Martinelli“. E’ il centro urbano col 70% di case, ville e stabilimenti completamente abusivi, allacci all’energia elettrica e reti fognarie compresi. E’ la cittadina nella quale Caldoro e Zini, candidati Pdl a Regione e Provincia, hanno ricevuto il plebiscito del 70 e dell’80%. E’ il paese nel quale non resta che attendere, anche se forse non servirà.

Vincenzo Marino

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