Corte dei conti: la laurea triennale breve è un flop, meno laureati e meno istruzione

Un vero e proprio flop totale. Un insuccesso su tutta la linea. Sono passati più di 10 anni dall’introduzione del sistema a doppio ciclo, quello che comprende laurea triennale e laurea specialistica, e ora  si scopre che non ha migliorato l’università italiana. La Corte dei Conti ha dimostrato con dei dati indiscutibili che la riforma è bocciata senza appello: non ha prodotto nessuno dei risultati attesi, non ha aumentato il numero dei laureati e non ha migliorato la qualità dell’offerta formativa.

Per di più si è dimostrata anche nemica degli studenti perché ha generato un esagerato incremento di offerta con una eccessiva frammentazione e una moltiplicazione, spesso non motivata, dei corsi di studio: sono passati da 2.444 nel 1999-2000 a 3103 nel 2007-2008. Il caos ha imparato a regnare sovrano negli atenei italiani.

Se si analizza l’ambito degli “abbandoni” il dato non migliora affatto. C’è stato un impatto minimo del doppio ciclo laurea triennale-laurea specialistica a riguardo: quelli dopo il primo anno sono nell’anno accademico 2006-2007 pari al 20%, valore sostanzialmente analogo a quello registrato negli anni pre-riforma. Una piaga che continua a persistere senza essere stata limitata.

In ambito economico la Corte dei conti afferma: “In linea con l’autonomia riconosciuta agli atenei serve un intervento che agevoli, sotto il profilo gestionale, l’utilizzo delle risorse provenienti dal settore privato e imprenditoriale. Ma nell’attesa che i privati entrino con un peso maggiore nell’università le poche risorse statali a disposizione vanno indirizzate verso le realtà più meritevoli. Il Governo sta facendo passi in questa direzione, prevedendo che dal 2009 il 7% di tutti i finanziamenti statali vengano erogati alle università prendendo in considerazione, accanto alla qualità dell’offerta formativa e i risultati dei processi formativi, la qualità della ricerca scientifica”. Una visione abbastanza discutibile.

Secondo l’organo è necessario razionalizzare l’offerta didattica. “Già si è cominciato a sfoltire i corsi, i dati rilevati per l’anno accademico 2009-2010 mostrano un decremento rispetto all’anno accademico precedente del 7,7% per i corsi di primo livello e del 6,29% per i corsi di secondo livello. Una tendenza che dovrebbe essere confermata anche per l’anno accademico 2010-2011 e che rappresenta un buon punto da cui ripartire”.

Alessandro Frau