Farefuturo difende Fini: è a capo di un esercito forte e numeroso

L’alta tensione tra il Cavaliere e il presidente del Camera non ha lasciato indifferente alcun organo di informazione. Dal pranzo dei veleni di giovedì scorso è stato tutto un susseguirsi (serrato e forsennato) di note vergate da titolati analisti per delineare le sfumature psico-politiche dei due protagonisti o per anticipare il profilarsi di scenari post-bellici, gonfi di inevitabili “scossoni”.

Mentre “Libero” e “Il Giornale” (ma non solo) continuano a sfornare articoli al cianuro contro il presidente della Camera, la rivista Web della Fondazione “Farefuturo” (di cui Gianfranco Fin i è presidente)  tenta di approntare una difesa dell’ex leader di An, firmando un editoriale che è un atto d’accusa non solo contro la politica che strizza l’occhio alla propaganda populista, ma anche contro la “grancassa” che quella propaganda sostiene e alimenta.

“È partita l’inevitabile e prevedibile grancassa – ha iniziato ieri Filippo Rossi nella sua nota – Gianfranco Fini? Un uomo solo. I finiani? Quattro gatti. E poi giù, con l’ovvio elenco di fulgide caratteristiche: traditori, ingrati, voltagabbana”. Un incipit con cui il giornalista ha voluto da subito sgomberare il campo da equivoche manovre diplomatiche.

“Una retorica guerriera – ha proseguito Rossi nel suo editorialedegna della penna di qualche giornalista embedded che trasferisce alla pubblica opinione i dispacci dei comandi militari. Veline di guerra, insomma. Bugiarde come tutte la propaganda con le stellette”.

E per enfatizzare il concetto, il direttore di Farefuturowebmagazine ha sparato a zero contro coloro “che descrivono in modo semplice un mondo complesso”. “È per questo – ha continuato Filippo Rossi nel suo articolo – che parlano di “truppe”, come se le questioni poste in questi mesi fossero solo roba di poltrone, roba di visibilità, roba di posti (e territori) da occupare. È per questo che parlano di “fedelissimi”, come se la politica fosse roba di bande di quartiere”.

Poi, prendendo (provocatoriamente) in prestito la terminologia militaresca, tanto cara alla “fazione” avversa del Pdl, il giornalista ha sottolineato la forza del progetto finiano, germinato dalle “richieste” della gente che  aspetta il cambiamento. “L’esercito di Gianfranco Fini – ha scritto – è molto più potente di quanto immaginano, dentro il palazzo e tra gente. È molto più numeroso. Molto più convinto. È un esercito senza armi, certo. Senza struttura. Senza generali e senza colonnelli. Un esercito senza retorica. E senza rabbia. Un esercito d’italiani normali che – ha aggiunto l’editorialista – chiedono alla politica quello che la politica non riesce più a dare”.

E’ un esercito di genteche non prende ordini e non canta canzoncine orecchiabili. Perché è la gente che fa la storia. Perché sono le idee che fanno la storia. E non la propaganda. È sempre stato così – ha concluso Rossi – e sarà sempre così”.

Maria Saporito