Iraq sospeso, tra il riconteggio dei voti e un nuovo Governo

Accolta la richiesta di Nuri al Maliki. I voti dei distretti di Baghdad verranno riconteggiati, come caldeggiato dallo stesso Presidente Talabani. Le irregolarità denunciate dal Presidente uscente nelle elezioni del 7 marzo scorso, lo avevano spinto a richiedere il riconteggio manuale accettato dopo 168 ricorsi. L’unica condizione posta dalla IHEC, la Commissione elettorale indipendente irachena, riguarda la revisione non per tutto l’Iraq, ma nel preciso centro in cui le irregolarità si sono registrate. Tariq Harb, rappresentante legale di al Maliki, aveva infatti dichiarato di essere in possesso di “molte prove e documenti che indicano con chiarezza che ci sono stati errori fatali nello scrutinio e nel conteggio dei voti degli elettori”, portando a suo favore oltre 20 testimoni.

Le votazioni del 7 marzo hanno rivelato, nonostante le polemiche e i dubbi sulla democraticità, che in Iraq forte è il desiderio di laicità, di uno Stato non prigioniero dalle leve religiose, lontano dalla tradizione di questo paese. Al Maliki e Allawi hanno questa nota in comune, anche se il primo rappresenta la corrente sciita e Allawi quella sunnita; appartenenze che in Iraq hanno riscoperto il loro significato, a scapito dell’unità nazionale. per questo, il voto è stato distribuito in maniera uniforme nelle diverse province, a seconda degli interessi dei diversi gruppi.

Allawi – dato politicamente per finito perchè troppo compromesso con gli Stati Uniti – dovrà formare un nuovo governo, quindi, con il doppio peso, del conteggio dei voti e dell’impossibilità di formare una coalizione di Governo stabile per lo scarso margine di maggioranza, di quei 91 seggi di Iraqiya contro gli 89 di Alleanza per lo Sato di diritto.

Consapevole di questa condizione, Allawi ha sostenuto di voler coinvolgere tutte le forze politiche nella formazione di Governo, ricevendo un duro rifiuto dallo stesso Al Maliki.

di Fabiana Galassi