Caos Pdl: Berlusconi andrebbe al voto. “Non mi farò logorare”

Un petardo inesploso. Comuqnue la giri, la questione Fini-Berlusconi, ricorda quei fuochi d’artificio che non saltano in area. Guasti, o questione di momenti. Ciò che è certo è che a entrambi non va di aspettare troppo. In agenda c’è già una data, fin torppo lontana. La direzione nazionale convocata per le 10 di giovedì, quando attorno al tavolo siederà un consesso di 171 aventi diritto al voto (i 120 eletti più i membri dell’Ufficio di Presidenza e i responsabili nazionali di Settore).

Tra questi, la sparuta componente finiana, che ben informati danno al 10, massimo 12%. Non gli va di aspettare, nè di farsi “logorare”, afferma il premier. Dovesse andare male, dovesse distaccarsi una costola degli ex-An dal corpo in subbuglio del Popolo delle Libertà, si andrebbe subito alle urne. O meglio, è ciò che tace alle telecamere, ma cova in silenzio, nei convivi coi fedelissimi. Lo spettro è quello del 2004: il tridente forzato, l’asse Berlusconi-Fini-Bossi rimasta in piedi solo dal dover governare, dal portare avanti la legislatura.

E per stessa ammissione del presidente, fatto piuttosto maluccio. Certo, gli dispiacerebbe, ne sarebbe “amareggiato”, fa sapere. E prepara i toni concilianti del riavvicinamento. Sebbene, ed è palese, alcune cose hanno tutta l’intenzione di voler cambiare. A cominciare dall’osservanza troppo stretta di due finiani doc: l’antipatia – in un certo senso, oppure no – verso il falco Bocchino, che non lesina battaglia, e per la presidente della commissione della Camera, Giulia Buongiorno. Che sperano non si metta di traverso sulla giustizia.

Intanto oggi a attenderà a Palazzo Chigi dalle 13.30 il premier libanese Saad Rafic Hariri. Mentre Fini parlerà ai suoi (meno La Russa e Matteoli), spiegando la sua versione sull’arcinota frattura, la sua idea di Pdl, la sua intenzione di contare: numericamente, a Palazzo Madama basterebbero dieci senatori. Non è detto che oggi non vengano fatti calcoli. Questo sì, sarebbe proprio un petardo inesploso.

Vincenzo Marino