Premio e punizione, una tecnica valida per i bimbi iperattivi

E’ iperattivo un bambino, di intelligenza normale, che è sempre agitato e non riesce a stare fermo né seduto. Spesso ha un deficit di attenzione, cioè ha difficoltà a stare attento meno di dieci minuti, quando nella norma l’attenzione dei bimbi è di 3-5 minuti per anno, ad esempio a tre anni, i bambini riescono a stare attenti per 10-15 minuti di seguito.

Uno studio della Nottingham University pubblicato sulla rivista “Biological Psychiatry”, avrebbe scoperto che questo tipo di disturbo può essere alleviato attraverso la tecnica del premio-punizione. Questo metodo sarebbe efficace come i farmaci.

I ricercatori hanno studiato il comportamento di alcuni bambini alle prese con un gioco, in base al quale veniva premiato un atteggiamento meno impulsivo. I bambini infatti, di fronte ad un invasione di alieni, dovevano cacciare quelli di alcuni colori evitando di catturare gli extraterrestri di altre tinte, nel frattempo venivano monitorate le loro attività cerebrali, attraverso un encefalogramma.

Il gioco inoltre, era stato proposto in due varianti, di cui una prevedeva un ammontare cinque volte più alto di premi o punizioni. Proprio quest’ultima variante ha dimostrato, che il gioco era più efficace del Ritalin, medicinale a base di metilfenidato, usato tra le polemiche, per i bambini affetti da ADHD (Attention Deficit Hiperactivity Disorder).

Il medicinale è stato brevettato nel 1954 dall’industria farmaceutica, che oggi porta il nome di Novartis, inizialmente era utilizzato per il trattamento della depressione, della sindrome da affaticamento e della narcolessia, ha effetti calmanti sul sistema nervoso centrale e riduce gli atteggiamenti impulsivi di adulti e bambini.

Ciò dimostra a detta del professor Cris Hollis, a capo della ricerca, che un metodo di giusto premio per le attività svolte dal bambino aumenterebbero il suo grado di attenzione, anche se questo procedimento deve comunque essere associato al medicinale ed inoltre, attuato immediatamente dopo l’azione compiuta dal bimbo, altrimenti non sortisce gli effetti desiderati.

Giulia Di Trinca