Kirghizistan, dalla rivoluzione alla rivolta

La rivoluzione contro una classe dirigente corrotta e dispotica si sta trasformando in una rivolta popolare alla ricerca di un vantaggio per i diversi gruppi etnici.

Il Kirghistan, dopo la fuoriuscita di Bakiev – ospitato in Bielorussia da un Lukashenko solidale e premuroso – sembrava essere approdato a una maggior stabilità. Tuttavia, il cambio ai vertici del Ministero dell’Interno, il centro nodale al momento di un potere che ha bisogno di stabilità, le migliaia di persone scese ieri in piazza per reclamare il ritorno dell’ex presidente, tutte rigorosamente nel sud del paese raccoforte di Bakiev e gli scontri in diversi villaggi, preoccupano la comunità internazionale.

Gli scontri degli ultimi giorni a Maievka, hanno dato alla rivoluzione la connotazione di una rivolta della popolazione locale contro russi e turchi. Proprietari terrieri questi ultimi hanno visto i loro terreni espropiati e le case incendiate dalla popolazione locale, a un prezzo di 5 morti e una quarantina di feriti. Oggi, circa 600 poliziotti sono stati inviati nellla città a pochi km dalla capitale, per ripristinare un ordine richiesto con fermezza dagli Stati Uniti e dalla Russia.

Gli occhi delle due potenze sono concentrati su questo piccolo Stato senza risorse energetiche perchè fondamentale è il suo ruolo geostrategicoper la guerra in Afghanistan.

Per gli Stati Uniti, infatti, ormai è irrinunciabile la base di Manas per una guerra giocata porta a porta contro i talebani e per questo motivo la zona è diventata oggetto di un progetto più ampio che prevede l’istituzione di un centro antiterrorismo, di un ospedale militare e di una base di addestramento per forze speciali, con 5 milioni di dollari già investiti.

Anche la Russia ha una base sul territorio e l’ambizione d’installarne un’altra.

Questo porta a una maggior attenzione nei confronti di questo paese perchè i dissapori interni di gruppi locali non diventino ostacoli ai grandi interessi internazionali.

di Fabiana Galassi