La Russa firma per rimanere nel Pdl

Qualunque dovesse essere l’esito di questo sfiancante braccio di ferro tra i due litiganti del Pdl, il ministro Ignazio La Russa ha già deciso. E ha ufficializzato una convinzione rimarcata ieri pomeriggio in compagnia di altri 17 ex parlamentari di An: “Comunque vada, io resto“.

E per non consegnare al vento le parole, ha deciso di mettere nero su bianco la sua promessa di fedeltà al partito, firmando un documento congiunto in cui si precisa che – seppure Gianfranco Fini dovesse confermare la temuta intenzione di dar vita a un gruppo parlamentare autonomo – lui (e gli altri 17 ex colonnelli aennini) decide comunque di puntare i piedi e di prolungare la sua dorata permanenza nel partito dell’Amore.

“Mantengo con Fini – ha spiegato ieri il vulcanico ministro della Difesa – un rapporto di lealtà e amicizia. Con la firma di questo documento abbiamo fatto una scelta politica che speriamo sia fatta da tutti, compreso Gianfranco Fini e i finiani, una scelta irreversibile e contraria a ogni frattura nel Pdl”.

Rompere il Pdl – ha  ribadito La Russa all’uscita dal suo studio legale di Milano, dove è avvenuto l’incontro con i 17 parlamentari del Nord-Ovest – sarebbe un vantaggio per l’opposizione e la Lega e interromperebbe il processo del bipolarismo e quello dei risultati elettorali del partito che sono senza precedenti. Ci auguriamo che sia una scelta di tutti. Poi – ha concluso il coordinatore del Pdl – negli organi statutari e nei congressi si potranno sostenere tutte le tesi senza preconcetti”.

Dei 22 ex parlamentari An convocati ieri da La Russa, solo 4 hanno deciso di non prendere parte alla sottoscrizione del documento che, in estrema sintesi, coincide con il voltare le spalle al presidente della Camera in difficoltà: il ministro Andrea Ronchi e i parlamentari Mirko Tremaglia, Giuseppe Valditara e Giuseppe Menardi. Gli ultimi “puri e duri” di An, disposti a confermare la propria fedeltà al comandante in tempi di “maretta”. E di penuria di poltrone.

Maria Saporito