Al Qaeda in Iraq, la cellula muore e si rigenera

I capi di al Qaeda, Abu Omar al Baghdadi e Abu Ayyub al Masri, sono stati uccisi due giorni fa nei pressi del lago Tharthar in un attacco congiunto degli iracheni e degli americani contro una abitazione”, semplici le parole di Nuri al Maliki alla televisione per riassumere un’operazione congiunta con gli Stati Uniti, condotta con unità speciali e missili statunitensi.

Con la morte di Abu Ayyub al Masri, referente militare, e Abu Omar al Baghdadi, autonominato “comandante dello Stato islamico iracheno”, è stata falciata la diridenza di Al Qaeda in Iraq. Il primo, ha operato organizzando i piani terroristici di attacchi suicidi contro la popolazione e contro militari e per questo aveva una taglia di 5 milioni di dollari; mentre la vita del secondo è più misteriosa ed evanescente, addirittura sembrava non esistere, fino alla sua apparizione per legare gli eventi iraqueni non al terrorismo internazionale, ma alle vicende del suo paese, l’Iraq, dando così una maggior credibilità alle azioni di Al Qaeda.

Questo è il colpo più duro dall’inizio della guerriglia, come sostiene il Generale Raymond Odierno, ma soprattutto svela il rafforzamento dell’organizzazione e della capacità delle forze iraquene e rassicura gli Stati Uniti sulla possibilità di una collaborazione militare più alla pari, come dichiarato da Joe Biden, vicepresidente di Stato americano.

L’operazione non si è limitata ai due leader di Al Qaeda in Iraq, sono stati arrestati altri 16 referenti e si sono diffuse voci su piani per un attentato a una chiesa e lettere di Bin Laden.

Ovviamente, la forza di Al Qaeda nel paese, è stata minata, ma la sua sopravvivenza non è in discussione, proprio per il carattere stesso dell’organizzazione. Per natura, frammentata e parcellizzata in cellule autonome, Al Qaeda si rigenererà, perchè al momento non difetta nè di uomini nè di finanziamenti, in un Iraq ancora instabile dopo le recenti vicende elettorali.

di Fabiana Galassi