Home Notizie di Calcio e Calciatori Calciopoli, De Santis contro tutti: Moratti, Facchetti, Collina

Calciopoli, De Santis contro tutti: Moratti, Facchetti, Collina

Sembra non voler  finire questa storia… Ogni giorno qualcuno svela dei retroscena di cui tutti erano a conoscenza; un mondo davvero strano in cui ognuno aveva il suo ruolo ma che stava bene a tutti senza eccezzioni. Stavolta a parlare è l’ex arbitro De Santis che attacca tutti: secondo lui si analizzerebbero solo intercettazioni per così dire comode mentre se ne tralascerebbero altre.

Innanzi tutto non capisce come sia possibile che solo lui tra gli arbitri sia stato intercettato mentre altri colleghi, anche illustri non abbiano avuto questo “onore”.

Sono l’unico arbitro intercettato di questa indagine. Perchè non Collina, Rosetti, Trefoloni?”

“Ci sono telefonate dirette di arbitri con dirigenti di società, nessuno le ha lette e sarebbe grave  o sono state lette e accantonate e sarebbe ancora piu’ grave.”

Passa poi a parlare dell’Inter e del suo rapporto con i dirigenti neroazzurri.  “Moratti sapeva che quando arbitravo l’Inter, Facchetti veniva e si sedeva in quelle poltroncine rosse nel mio spogliatoio e stavamo minuti a parlare. Moratti faceva lo stesso“.

L’ex arbitro sembra voler sputare fuori tutto quello che sa. Non ci sta a essere l’unico a pagare in questa vicenda, quando, sempre secondo il suo parere, altri dovrebbero essere li al suo posto.

Durante l’udienza poi ha rilasciato le seguenti dichiarazioni.

“Sono stato sottoposto a indagini prima illecitamente dal gruppo Telecom Pirelli. Hanno messo sotto osservazione me e la mia famiglia, i miei spostamenti e anche i pernottamenti negli alberghi. Poi le indagini, lecite, della Procura. La Giustizia sportiva, che si fonda su cose più futili, mi ha anche squalificato. La mia vita è stata sconvolta, se ho sbagliato sono pronto a pagare, ma se a sbagliare sono stati altri e’ giusto che paghino loro”.

Per aver preso 23 magliette da distribuire ai miei collaboratori in occasione di Lecce-Juventus, mi è stato attribuito un profilo mafioso e mi hanno accusato di aver costituito la combriccola romana. Il colonnello Auricchio e gli uomini del suo reparto potevano appostarsi e ascoltare ciò che ci dicevamo quando ci ritrovavamo tutti i giorni per l’allenamento. Avrebbero capito che non esisteva alcuna combriccola romana. Mi hanno accusato di essere il promotore di un’associazione per delinquere ma non c’è una sola telefonata tra me e il dottor Moggi. Anzi. Quell’anno con me la Juventus ha perso due gare. Sono stato zitto quattro anni, penso di aver diritto di dire la mia”.

Dopo 4 anni di silenzio decide quindi di sfogarsi.La sua vita è stata sconvolta e non ci sat a essere l’unico lì seduto in aula a dover parlare rischiando molto.  Vedremo come il Giudice Casoria accoglierà queste nuove dichiarazioni.

Come sempre… Appuntamento alla prossima…

Filomena Procopio